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Nuovo Isuzu D-Max 2.2 MY 2026: tutta sostanza

20 Giugno 2026
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Il nuovo D-Max compie un passo avanti coerente con i valori storici del marchio, rimanendo un punto di riferimento nel settore dei pick up per chi cerca robustezza, affidabilità e concretezza d’utilizzo

Testo di Francesco Fatichenti – Foto di Francesco Fatichenti e Isuzu Italia

Si è presentato tra i filari di un vigneto, uno dei contesti che più si addicono ad un 4×4 da lavoro. E si è lasciato strapazzare sugli ostacoli di una fangosissima pista tracciata per l’occasione in un terreno della Cantina Montezovo, a Caprino Veronese.

Il nuovo D-Max MY 2026 è l’ultimo aggiornamento del pick up che Isuzu produce dal 2002 (e di cui si sono succedute tre generazioni, e tre restyling). La Casa giapponese è uno dei principali costruttori mondiali di veicoli commerciali leggeri e medi, e da sempre ha come obiettivo la produzione di veicoli funzionali e durevoli, pensando principalmente al loro scopo. Niente di superfluo, solo quello che serve, dove serve.

Al centro del rinnovamento c’è il nuovo motore turbodiesel 2.2 siglato RZ4F-TC, una profonda evoluzione del precedente 1.9, sviluppato per soddisfare la clientela che voleva più coppia motrice dal propulsore.
L’obiettivo non è stato dunque l’incremento della potenza massima, ritenuta sufficiente e che infatti è rimasta uguale (164 cavalli a 3.600 giri), bensì il miglioramento della coppia, che ora arriva a 400 Nm tra 1.600 e 2.400 giri (+11% rispetto al 1.9), un arco nel quale un pick up da lavoro si trova più spesso a operare. È da notare, inoltre, che 255 Nm sono disponibili già a 1.000 giri (+56% rispetto al 1.9).

Il nuovo 2.2 presenta modifiche strutturali rilevanti: nuovo blocco motore più rigido, testata completamente riprogettata, nuovi albero motore, pistoni e bielle, turbo a geometria variabile aggiornato, sistema di scarico ottimizzato. Nel contempo sono state mantenute le soluzioni più apprezzate del 1.9, orientate alla riduzione dei costi di gestione: distribuzione a catena senza manutenzione, recupero automatico del gioco valvole, tendicinghia servizi automatico, iniettori con rivestimento DLC (Diamond Like Carbon).

Novità anche per quel che riguarda la trasmissione: il cambio automatico Aisin a 8 rapporti ha sostituito il precedente 6 marce, migliorando lo sfruttamento della coppia a bassi regimi, la fluidità nelle partenze e l’efficienza nei percorsi a velocità costante. Inoltre è tornato disponibile il cambio manuale a 6 marce, aggiornato nei rapporti e nella manovrabilità. Tutta la gamma del D-Max ha le 4 ruote motrici inseribili, le marce ridotte, il differenziale posteriore bloccabile manualmente al 100% montato di serie (tranne che sulla versione Single Cab B-Strong con cambio automatico) e la modalità Rough Terrain System del controllo elettronico della trazione. Ancora molto tradizionale il retrotreno, con molle a balestre e freni a tamburo.

Naturalmente anche l’estetica del D-Max è stata aggiornata per conferire al veicolo un’identità più marcata. Il nuovo frontale si distingue per le tre feritoie frontali, che migliorano il raffreddamento del nuovo motore e richiamano simbolicamente le tre generazioni del D-Max, evolvendo il concetto dell’Origami Miura Design.

La gamma 2026 vede la reintroduzione della versione Single Cab (cabina singola, 2 posti), che si affianca alle versioni Space (2+2 posti) e Crew (5 posti). Quattro gli allestimenti, denominati B-Strong, Evolution, Prestige e NitroSport. Tutti gli allestimenti sono disponibili con cambio manuale e automatico.

La portata è leggermente diminuita (quella della versione Crew ora è di 937 o 907 kg, a seconda del tipo di cambio), mentre la capacità di traino è di 3.500 kg.


Isuzu, inoltre, continua a investire sulla sicurezza attiva, con l’obiettivo di azzerare gli incidenti mortali a bordo dei propri veicoli entro il 2050. Tra i sistemi disponibili sul nuovo D-Max 2.2 segnaliamo la Frenata automatica di emergenza anteriore e posteriore; il Mantenimento attivo della corsia (ELK); il Monitoraggio angolo cieco; l’inedita Camera 360° Surround View, esclusiva dell’allestimento Nitro Sport. L’abitacolo è stato rinnovato nel design e nei materiali. In particolare è da segnalare il nuovo cruscotto semidigitale con schermo da 7” disponibile su tutta la gamma.

Il listino dei prezzi va dai 40.260 euro della Single Cab B-Strong con cambio manuale ai 55.266 euro della Crew Nitro Sportautomatica.

Abbiamo potuto provare brevemente il nuovo D-Max sia su strada che in fuoristrada. In particolare abbiamo guidato la versione Crew Prestige, che ha i cerchi da 18” (pneumatici 265/60), nella versione con cambio automatico.

Il nuovo motore, seppure non potentissimo, spinge molto bene l’imponente D-Max (è lungo 5,28 metri e pesa a vuoto 2,188 tonnellate) in tutte le situazioni, soprattutto se abbinato al cambio automatico, che grazie alla numerosa rapportatura riesce a sfruttare fino all’ultimo newtonmetro di coppia, regalando spunti da fermo e accelerazioni ben più rapidi rispetto al precedente automatico a 6 marce, peraltro con innesti morbidi (anche se non velocissimi).

La guidabilità è ottima, allineata a quella dei migliori pick up concorrenti. Più che soddisfacente il comfort: la “voce” del motore si fa evidente solo nelle accelerazioni e i fruscìi aerodinamici si fanno marcati dai 130 km/h in su. Se le sospensioni anteriori hanno una taratura indovinata, l’assetto del retrotreno a balestre è rigido, come da tradizione del D-Max, e questo a veicolo scarico può dare fastidio, in particolare agli occupanti dei posti posteriori, quando si affrontano delle asperità a basse velocità. Lo sterzo è molto morbido anche al minimo e la sterzata è molto buona (il diametro di volta è 12,5 metri tra marciapiedi), il che conferisce al mezzo una notevole agilità.

In fuoristrada il D-Max fa valere i suoi angoli caratteristici, ai vertici della categoria (attacco 30,5°, dosso 22,9°, uscita 24,2°), la sua buona altezza minima da terra (24 cm) e una capacità di guado dichiarata di 80 cm. Certo non sono valori da fuoristrada specialistici, anche perché il passo lungo e la presenza delle pedane pone inevitabilmente dei limiti, ma la mobilità del D-Max sul percorso trialistico predisposto per la presentazione ci ha colpito: a discapito di qualche parte della carrozzeria che ha sofferto un po’, il pick up giapponese ha affrontato con disinvoltura buche profonde, twist, panettoni e pendenze di ogni tipo, il tutto su un fango argilloso tremendo.

In queste condizioni abbiamo potuto apprezzare la spettacolare motricità conferita dal valido controllo elettronico della trazione, in particolare con il Rough Terrain System, ovvero la funzionalità off road che incide sulla risposta di motore e freni, e naturalmente dal sempre venerabile bloccaggio al 100% del differenziale posteriore. Dispositivi che consentono al D-Max di avanzare in condizioni anche molto difficili, compensando ampiamente un’escursione delle sospensioni solo discreta e la presenza di pneumatici stradali.
Il consumo medio dichiarato è 11,1 chilometri con un litro.

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