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Quella folle idea della ECD Automotive Design di trasformare un’icona come il Defender in elettrica

Testo di Marco Silvestri

La ECD Automotive Design, azienda di elaborazioni per mezzi a quattro ruote sita in Orlando, Florida, l’ha fatto davvero. Ingenti sono le quantità di denaro investite nella progettazione per creare il primo Defender alimentato a batterie. 

Il primo passo è stato trasformare la propria officina di 100 mq in uno stabilimento di ben 4.000 mq per una impresa che sembra già essersi ripagata! Sono già 14 gli ordini in cantiere per questa che è divenuta una vera e propria impresa, 2.000 ore di lavoro, 1.500 chilometri di “stress test” che si traducono in 14 mesi di attesa per gli aspiranti possessori del “restomod” più ambito del momento: il Defender “Classic”, infatti, vuole sopravvivere ai tempi e si converte ad elettrico! 

Dopo 68 anni e oltre due milioni di unità vendute, grazie alla ECD sembra dunque che ci sia ancora da credere in questo progetto, nonostante sia stato messo da parte dal 2016. 

Forse perché la sua linea rimane impressa nella memoria e in tanti ne sentiamo la mancanza, sicuramente perché il mezzo continua a permettere una vasta varietà di aggiornamenti. 

Il Defender di cui vi stiamo parlando non prevede interventi particolari se non negli assali ad hoc e nelle sospensioni pneumatiche, anche se era lecito aspettarsi implementazioni particolari quando è il cuore a cambiare. C’è da dire che per questo scopo s’è fatta una scelta tecnica di riguardo perché, per la bontà del progetto di repowering, ECD si è avvalsa di propulsori Tesla da 450 kW e oltre 600 CV, montati girati di 90°. In questo modo si è potuto sfruttare l’albero di trasmissione originale. 

La ECD, dopo aver elaborato il Defender nei modi più disparati in passato, montando per esempio un motore V8 Chevrolet 6.2 LT1 o un Cummins 2.8 diesel, ha dimostrato anche con questa variante le infinite potenzialità di questo mezzo.

I due pacchi batteria necessari per ogni “body”, con una potenza erogata di 100 kW, saranno messi a disposizione dalla inglese ECC e garantiscono un’autonomia di 350 chilometri di percorrenza. 

Sono 5,5 i secondi necessari al Defender per accelerare da 0 a 96 km/h. Alla Brembo, tra le migliori aziende produttrici di impianti frenanti, è stata affidato il compito della frenatura in sicurezza. 

E’ doveroso dire che il tempo di carica non gode, almeno nelle prime versioni prodotte, della ricarica “Fast” e che costringe a tenere il mezzo collegato alla trifase per circa 5 ore o alla presa domestica per 10 lunghissime ore. 

Esteticamente è possibile montare cerchi da 18”, scegliere tra una vasta gamma di colori e componenti antiurto, senza dimenticare quelli più specialistici. All’interno spicca il display dell’infotainment marchiato Alpine al quale è collegato il Blind Spot Assistant per la sicurezza di guida, cruscotto e pannelli porta personalizzabili assieme ai sedili elettrici che sono anche riscaldabili. 

Per rendere unico ogni pezzo si parte da una spesa non inferiore ai 180.000 dollari, ma la memoria, si sa, non ha prezzo!

© 4×4 Magazine – RIPRODUZIONE RISERVATA

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