L’amatissimo cantante pugliese ha incaricato la Ramingo 4×4 di restaurare la Range Rover che ha guidato negli anni Novanta e che da parecchio tempo versava in stato di totale abbandono

Testo e foto di Francesco Fatichenti

Inevitabilmente con gli oggetti che utilizziamo tutti i giorni viene crearsi un legame affettivo, che spesso per le automobili è ancora più profondo, dato che nelle macchine viviamo buona parte del nostro tempo, condividendo con esse esperienze di ogni genere.

Da sinistra: Dimitri Kozlov, Al Bano e Andrea Alfano

È questo che ha spinto Albano Carrisi a riportare all’antico splendore la Range Rover 2.5 TD che aveva acquistato nel 1993 e da parecchi anni era rimasta abbandonata – non per volontà del cantante – in un angolo sperduto della sua splendida tenuta di Cellino San Marco, in provincia di Brindisi, dove risiede.

Dopo alcuni anni di intenso utilizzo della vettura, quando nel 1999 Al Bano si separò dalla prima moglie Romina Power, questa chiese di poter avere la vettura, che così le venne intestata. La Range, però, poco dopo non venne più utilizzata ed è rimasta ferma sotto una tettoia per almeno quindici anni. “Vedere abbandonate le cose che appartengono alla tua storia dà un po’ di amarezza nell’anima” dice Al Bano. L’input di restaurare la Range, però, non è partito dal cantante, bensì dal suo caro amico Dimitri Kozlov che oltre un anno fa, mentre si trovava in gita di piacere nella tenuta di Cellino insieme ad un altro amico, Andrea Alfano, titolare della Ramingo 4×4, notò la vettura e suggerì ad Al Bano l’idea di farla restaurare proprio da Alfano. “In pochi secondi Al Bano ha dato l’ok e così siamo partiti per quest’avventura” ricorda il preparatore varesino. Avventura che è terminata pochi giorni fa con la riconsegna della Range, restaurata a regola d’arte, al proprietario.

Noi di 4×4 Magazine ci siamo uniti ad Andrea e Dimitri nel lungo viaggio da Venegono Inferiore (Varese), sede della Ramingo 4×4, a Cellino San Marco per documentare l’esito dei lavori e la grande soddisfazione negli occhi di Al Bano per aver ritrovato “una vecchia, cara amica”.

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Un debole per l’ovale verde

Qual è il rapporto di Al Bano con le automobili?
Non le amo, ma le uso. Però devo dire che, ultimamente, la mia sensibilità riguardo alle auto si è acuita da quando frequento un amico collezionista di auto storiche, che acquista e fa restaurare vetture meravigliose. Così mi sono convinto anche io che le automobili hanno un’importanza indiscutibile e che con un pizzico di amore in più si riescono a fare anche delle cose belle nel rapporto uomo-macchina. Ecco perché ho fatto tornare all’antico splendore questa bella Range Rover che apparteneva alla mia ex signora ed era stata lasciata qua abbandonata, sotto il sole e le intemperie…

Ci sono delle auto a cui è particolarmente legato?
La mia prima auto è stata una Mini, che nasceva dalla catena di montaggio della Innocenti, la fabbrica dove lavoravo. Dal produttore al consumatore! La pagai a rate: ogni mese toglievano una quota dal mio stipendio. Sono rimasto affezionatissimo a quella macchina, che avevo battezzato Carolina. Arrivò anche il momento del grande successo, con il passaggio dalla catena di montaggio alla catena… dello spettacolo. Era il luglio del 1967, partecipai a Un disco per l’estate, con la canzone Nel Sole, e mi classificai settimo. Il giorno seguente avevo una serata vicino Rimini. Era la prima volta che prendevo 150.000 lire e non potevo perdere l’occasione. C’era sì il gusto di cantare, ma soprattutto quello di arrivare con la mia prima macchina al primo spettacolo dove prendevo i primi buoni soldi. A un certo punto, sull’autostrada Aosta-Torino, la Mini si fermò. Allora mi inginocchiai e la pregai: “Carolina che fai, proprio stasera che posso guadagnare un po’ di soldi tu mi abbandoni?”. Dopo un paio di carezze, provai a rimetterla in moto, si avviò e mi portò a fare la serata. Purtroppo Carolina non ce l’ho più, però negli anni Ottanta comprai una Mini Clubman che ancora possiedo e che sto restaurando.

La Range non è stata la sua prima Land Rover, giusto?
Esatto, già avevo avuto due Land Rover in precedenza, una a passo corto e una a passo lungo. Con una feci una tournée in Spagna, ricordo che i miei musicisti mi dicevano “Al Bano, ma non si arriva mai con questa macchina!”. Un’altra cosa mi divertiva: all’epoca le Land Rover venivano costruite su licenza anche in Spagna (con il marchio Santana, ndr), dove erano le macchine dei contadini. E molti vedendomi arrivare si chiedevano “ma questo è artista o contadino?”. E in realtà sono entrambi!

Veniamo alla Range…
La comprai nel 1993 a Milano, dal concessionario Koelliker. A Milano ho vissuto dal 1961 al 1994, quindi le auto le compravo sempre in quella città. La Range Rover mi piaceva perché era bella, elegante e veloce. E mi piaceva anche la forza che trasmette. L’ho utilizzata quotidianamente e anche per le lunghe tournée in Italia (il contachilometri segna attualmente 214.196 km, ndr). Quando io e Romina ci siamo separati, lei ha voluto la Range e gliel’ho lasciata. Però poi quest’auto è stata lasciata ferma all’aperto, anche se sotto una tettoia, per molti anni, e si era ridotta in condizioni pietose. Ogni volta che le passavo vicino mi dava fastidio vederla in quello stato. Era come vedere un amico abbandonato con degli stracci addosso. “Ma perché questa macchina deve stare così?” mi domandavo, però la vettura non era più mia e questo mi frenava dall’intervenire. Poi circa un anno fa è arrivato il mio amico Dimitri e mi ha convinto a farla restaurare. Allora ho preso il coraggio, ho chiamato Romina e le ho detto “questa macchina la prendo e l’aggiusto”. “Va bene” ha risposto lei, e così ho dato il via ai lavori con entusiasmo, perché dare l’auto al rutamat, come dicono a Milano, proprio non era giusto. Poi è importante trovare le persone giuste che riescono a fare un lavoro adeguato, ti fidi e vai. E Andrea Alfano e il suo staff hanno fatto un lavoro eccezionale”.

Ha qualche ricordo particolare legato a questa Range Rover?
Il primo che mi viene in mente, purtroppo, è brutto: la portai a lavare e qualcuno conficcò dei chiodi in una gomma. Non me ne accorsi e più tardi, in autostrada, sentii che un pneumatico si era afflosciato e faceva rumore, mi fermai prima di sbandare. Mi avevano fatto un dispetto cretino e per certi versi sacrilego nei confronti della macchina. Ma insieme a quelli brutti ci sono anche tanti ricordi belli, come la gioia di poter salire e scendere dalle dune di sabbia, e d’estate arrivare in spiagge dove non c’era nessuno. Era fantastico. La Range ha rappresentato tutta la mia evasione. Quindi ora ho ritrovato una vecchia amica, “rifatta” da un bravo chirurgo che l’ha rimessa in sesto con un lifting perfetto. La nuova Carolina è pronta per essere riutilizzata, rimarrà nella mia tenuta e guai a chi la toccherà. Oltre a me, potrà guidarla solo l’autore del lifting!”.

Anche Romina ha apprezzato l’operazione?
Sì, le ho mandato una foto con il cellulare. Però è comodo apprezzare quando uno lavora e l’altro…

Un artista, un’auto

Il giorno in cui abbiamo riconsegnato la Range Rover ad Al Bano era presente nella tenuta anche Franco Giuliano, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno. Ricorda che la prima volta che ha visto Al Bano, il cantante guidava proprio la fuoristrada britannica. “Da allora ho sempre associato Al Bano, figura mitica per me sin da piccolo, alla Range Rover, vettura che all’epoca era il top delle automobili di lusso. Nell’immaginario collettivo Al Bano era il sogno di tutti noi ragazzi di provincia, perché lui “ce l’aveva fatta”. Perciò rivedere questa macchina mi ha suscitato un’emozione particolare”.

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Ripristino (quasi) totale

Approfondiamo, ora, l’intervento di restauro effettuato dalla Ramingo 4×4. “L’operazione più semplice è stata far arrivare la vettura nella nostra sede a Venegono Inferiore, trasportata con una bisarca” dice Andrea Alfano. “Qui ci siamo resi conto bene dell’elevato livello di degrado degli interni: i danni più grandi li aveva fatti il sole, che aveva “cotto” completamente metà delle plastiche del cruscotto, i sedili e le guarnizioni.

Dopo aver denudato completamente la scocca, abbiamo ripristinato tutte le parti arrugginite del pianale (che si era bucato, come al solito, nella zona piedi di guidatore e passeggero); abbiamo ricostruito i sottoporta, che erano completamente sbriciolati dietro alle plastiche, con della lamiera più robusta; sono state sistemate alcune ammaccature delle portiere; il lunotto ha ricevuto una nuova cornice in alluminio; il tettino apribile, che era bloccato, è stato sistemato; sono stati montati nuovi fari anteriori e posteriori (del tipo originale) e nuovi pneumatici Maxxis Trepador radiali 205/80 R 16 (la misura originale); i paraurti e i cerchi sono stati sabbiati e riverniciati; abbiamo montato nuove guarnizioni del parabrezza e delle portiere; la carrozzeria è stata riverniciata interamente nella tinta originale (Ardennes Green); i sedili sono stati ricondizionati completamente con nuove imbottiture e nuovi rivestimenti di pelle; il cruscotto è stato sostituito integralmente, i legni ripristinati e il cielo è stato rivestito; il motore ha visto l’adozione di 4 testate nuove e la revisione della turbina, inoltre sono stati sostituiti tutti i tubi e i manicotti; il serbatoio è stato ripulito; abbiamo montato nuovi ammortizzatori Pro Comp e sostituito tutti i silent block delle sospensioni; i ponti sono stati revisionati e tutti i componenti dell’impianto dell’ABS sono stati sostituiti.

Una volta completata la vettura, l’abbiamo riconsegnata personalmente io e Dimitri ad Al Bano portandola da Venegono Inferiore a Cellino San Marco su di un carrello trainato da un pick up Vokswagen Amarok”.

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