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BAW 212: il ritorno del fuoristrada essenziale

12 Dicembre 2025
News

C’è qualcosa di affascinante nel modo in cui certi veicoli sembrano resistere al tempo. Restano lì, immobili nel loro linguaggio meccanico, ignorando mode e rivoluzioni tecnologiche

di Gianluca Vittori

La BAW 212 è uno di questi mezzi: nata come fuoristrada spartano negli anni Sessanta, costruita per servire più che per apparire, è tornata a calcare i palcoscenici off road con un’energia nuova. È un ritorno che non ha il sapore della nostalgia, ma piuttosto quello di una ripartenza. Beijing Auto Works quando ha scelto di recuperare il nome e lo spirito del suo modello più iconico ha anche deciso di reinterpretarlo con una freschezza sorprendente, capace di parlare a chi vive il fuoristrada con autenticità.

Il 2024 è stato l’anno che ha visto il debutto della moderna 212 T01, un mezzo compatto, muscoloso, basato su un telaio a longheroni che ricorda immediatamente la filosofia del passato. Nel 2025 il progetto è però cresciuto, sia in ambizioni sia in declinazioni, mostrando una famiglia più ampia e una strategia più definita. BAW ha presentato nuove varianti della 212 T01 al Guangzhou Auto Show 2025, e tutte raccontano, a modo loro, una diversa interpretazione dello stesso tema: un fuoristrada puro che non si vergogna della sua semplicità.

Tra le novità c’è la versione soft-top, una soluzione che libera il mezzo, lo rende quasi ludico, pronto per chi vive l’outdoor con l’idea di sentirsi addosso cielo e vento. È un ritorno ai 4×4 militari con la capote in tela, ma rivisto con un piglio più contemporaneo. Accanto a questa è poi arrivata la sorpresa più attesa, la Explorer 01, un pickup che porta la 212 in un territorio nuovo. Mantiene l’estetica squadrata, la rigidità del telaio e quella forma così onestamente utilitaria, ma aggiunge un cassone spazioso e un turbodiesel da circa 190 cavalli pensato per chi chiede un mezzo di lavoro che non abbia paura di sporcarsi. La Explorer 01 è un ponte tra tradizione e funzionalità moderna, l’estensione naturale di un progetto che vuole affrontare e superare i confini della nostalgia.

La tecnica resta fedele alla filosofia del marchio: niente artifici inutili, niente elettronica invasiva. C’è un motore benzina 2.0 turbo da 248 cavalli, un automatico a otto rapporti introdotto con la T01, e per alcuni mercati esiste anche un diesel più classico, quello che molti ancora preferiscono quando il terreno diventa impegnativo. Il telaio body-on-frame continua a essere il cuore del progetto e permette alla 212 di conservarsi come un mezzo che non si compra per moda, ma per necessità.

Ma forse l’aspetto più interessante della nuova vita della 212 è il suo salto internazionale. Al Salone di Monaco del 2025, la 212 ha debuttato in Europa, trovando subito spazio in Germania, dove il marchio ha deciso di muovere i primi passi commerciali. Un prezzo di circa 40.000 euro la colloca come un’alternativa essenziale ai vari tentativi di revival del fuoristrada tradizionale, dal Defender reinterpretato a soluzioni più recenti come il Tank 300 o l’Ineos Grenadier. L’Europa è solo il primo passo: il progetto “Go Global”, presentato a Dubai, racconta un’espansione pensata per il Medio Oriente, il Sud-est asiatico e quei mercati dove un mezzo robusto e senza fronzoli è più una necessità che una nicchia romantica.

Da noi la 212 ha assunto un nome diverso, EMC 212, perché a traghettarla è stata la Eurasia Motor Company. E questa è già una storia nella storia: un importatore che ha scelto di portare nel mercato italiano non l’ennesimo SUV connesso a tutto, ma un fuoristrada rude, quasi “anti-lusso”, come se volesse offrire una possibilità a chi pensa ancora che guidare fuori dall’asfalto non sia un’esperienza da catalogo. E se vogliamo spostarci nel territorio delle metafore cinematografiche, dove è forte il tema dell’essenza oltre l’apparenza, mi viene in mente l’Elephant Man di David Lynch: non è l’aspetto esteriore che conta, ma ciò che abita dentro, il cuore e i sentimenti. Ma questa è un’altra storia, una di quelle che solo un pugno di romantici – me compreso – può davvero comprendere.




Il suo arrivo in Italia non è stato quindi un atterraggio con fanfare: è stato un approdo, come quando una barca attracca in un porto che non conosce, osservando le banchine prima di scendere.

La versione proposta è quella benzina, scelta controcorrente in un’Italia che discute di elettrico e normative, ma che al tempo stesso ospita una comunità di offroader veri, quelli che del veicolo apprezzano la sostanza più che la cifra tecnologica. Il prezzo? Intorno ai 39.900 euro, a dimostrare che la semplicità, a volte, ha un valore più alto della complessità.

Per la prima volta, la 212 non è un oggetto misterioso, non è un acquisto da fare tramite intermediari o annunci improbabili. È un veicolo con un suo listino ufficiale, una rete di vendita, un concessionario che ti dà le chiavi e ti guarda come un eroe omerico.

Una normalità che per la 212, paradossalmente, rappresenta una piccola rivoluzione.

La rinascita della 212 è dunque un fenomeno curioso: un mezzo che storicamente viveva ai margini del mondo occidentale oggi bussa alla porta dei mercati che hanno fatto del fuoristrada un’icona culturale. E, stando molto attento alle parole che sto per dire, lo fa senza travestimenti, senza tentare di sembrare ciò che non è. Perché le parole sono importanti come grida Nanni Moretti a una superficiale giornalista in “Palombella rossa“.

In conclusione, in un’epoca in cui i veicoli off-road oscillano tra lusso estremo, elettrificazione e tecnologia spinta, la 212 sembra voler ricordare che esiste un’altra direzione, ostinata e contraria, citando il famoso album di De André, dove ce ne freghiamo di come il mondo ci guarda.


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