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Si è conclusa da poco la Dakar 2022 e tra le sorprese di questa edizione c’è il bottino portato a casa dai fratelli Totani, che ci raccontano questa nuova avventura personale

Il coraggio (o follia) e la disciplina legate alla passione e alla preparazione sono gli ingredienti che occorrono a ogni uomo per superare i propri limiti. Non a caso per partecipare alla competizione rallystica più famosa al mondo, una delle gare fisicamente e mentalmente più dure da affrontare, ci vuole una buona dose di tutte queste qualità.

A dieci anni dall’esperienza in Sud America i due fratelli italiani, imprenditori e appassionati da sempre di motori, hanno deciso di riprovarci. “L’emozione dopo questi 10 anni è rimasta la stessa”, dice Silvio. “Rispetto all’Argentina la gara è diventata sicuramente più complessa, il ritmo è aumentato, le auto si sono evolute, sono quasi tutti prototipi, dei missili terra-aria, mentre della vecchia generazione di auto come la nostra c’erano circa 15 veicoli che cercavano, come noi, di competere. Piloti fortissimi, una carovana di addetti ai lavori. C’è voluta sicuramente molta costanza e pazienza, cercando di migliorare quotidianamente, portando a casa un ottimo risultato”.

I Totani, a bordo di un Nissan Patrol GR a benzina, si sono piazzati 60esimi assoluti, primi tra gli italiani e primi tra i mezzi con ponti rigidi. Il fondatore della Dakar, Thierry Sabine, diceva che tutti possono vincere una Dakar, oggi possiamo dire che pochi possono riuscirci.

Silvio e Tito Totani

“E’ normale” prosegue Silvio “che non possiamo andare a confrontare le nostre prestazioni con i team Toyota, Audi o altri che hanno budget di 200, 300 milioni l’anno, ma l’esperienza è unica e vale ogni secondo, ogni goccia di sudore”.

Racconta Tito: “Grazie a questa nuova esperienza maturata sul campo e grazie a mio fratello per la tecnica dimostrata nell’affrontare le dune del deserto, stiamo certamente pensando di partecipare anche alla prossima Dakar, nel 2023. Devo ammettere che spesso, confrontandomi con me stesso e con Silvio, abbiamo concordato che si è vissuto sempre in bilico tra vivere il sogno e il timore di non farcela ad arrivare in fondo. Non di rado, durante la gara, ci siamo chiesti “Ma chi ce l’ha fatto fare?”. Una sorta di mantra che ci ha dato la forza di osare, di superare le difficoltà che incontravamo durante ogni tappa. Ti senti come di stare sulla luna, poi tutto finisce e il giorno dopo già ti manca. A chi non mancherebbe la luna?”.

“I tempi stanno cambiando, e così la Dakar” prosegue Tito. “C’è una parabola ascendente per quel che riguarda le caratteristiche dei mezzi, la tecnologia, la competizione, ma l’auspicio è di poterci tornare ancor più preparati. Noi, con un budget che forse copriva il costo dello specchietto dell’auto di Peterhansel, fino al penultimo giorno gli siamo stati davanti. Questo significa che anche un campione come Stéphane, chiamato Mr. Dakar per quante ne ha vinte, può starti dietro e faticare a sua volta. Questo fa capire quanto sia complicata e piena di difficoltà la Dakar, anche per dei campioni come lui”.

Alcuni dei momenti più emozionanti trascorsi durante questa lunga ed estenuante gara, direttamente dalla voce dei protagonisti Silvio e Tito.

“Non solo una corsa, non soltanto una competizione. Lo spirito della Dakar è anche aiutarsi a vicenda. Se si incontra un altro team in difficoltà ci si ferma ad aiutare per poi ripartire insieme”.

“L’ottava tappa doveva essere la più difficile e la più tecnica, per le dune di livello 3 ed un percorso complicato. Probabilmente lo era. Ma noi ce ne siamo fregati e abbiamo sfoderato forse la miglior prestazione della gara, divertendoci e guadagnando dieci posizioni”.

“Durante la speciale della quinta tappa al nostro Patrol si è rotto l’impianto frenante, ma da lì abbiamo capito che i freni in questa competizione sono un optional. O almeno è stato così per Silvio. Abbiamo percorso 170 km di dune senza freni e siamo andati fortissimo. Alla fine della giornata avevamo guadagnato cinque posizioni!”.

“Durante il trasferimento della tappa 10 abbiamo commesso un piccolo errore che ci fatto perdere tempo e iniziare la speciale dall’ultima posizione. Nella difficoltà è venuto fuori il nostro carattere, la nostra natura di italiani, abruzzesi e aquilani. Quindi piede giù pesante durante tutta la tappa e siamo andati a recuperare 8 posizioni, guadagnandone una in classifica. Una prova tosta, caparbia, determinata, come l’urlo del nostro motore nel deserto. Questo è stato il momento più simbolico di questa Dakar 2022”. 

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