La squadra aretino-trevigiana ha concluso la sua terza partecipazione all’Africa Eco Race, la più sofferta di tutte. Tra le esperienze vissute per arrivare al traguardo di Dakar ci sono un capottamento tra le dune e una notte trascorsa in solitaria nel deserto, dormendo all’aria aperta senza sacco a pelo.

Il sorriso stampato sui visi dei cinque ragazzi del team Rossi 4×4 al traguardo dell’Africa Eco Race, sul Lago Rosa del Senegal, era la ricompensa più bella e più preziosa per chi abbia seguito con trepidazione questa avventura, soprattutto negli ultimi giorni. Per la terza volta consecutiva, su tre partecipazioni, l’equipaggio composto dall’aretino Stefano Rossi e dal trevigiano Alberto Marcon è arrivato al Lago Rosa e poi a Dakar, al termine dell’Africa Eco Race 2020 (4-19 gennaio).

Per la prima volta, però, la loro Nissan Patrol GR 4.8 T1 porta davvero i segni della fatica e qualche acciacco in più. Il parabrezza è distrutto e davvero ci si chiede come abbiano potuto vedere per gli oltre 600 chilometri che ancora restavano da fare. Il tetto è più “aerodinamico”, schiacciato sul davanti e ribassato di qualche centimetro, ma il motore non ha ceduto di un millimetro e suona allegro quando salgono sul podio, sotto un sole accecante, attorniati da un pubblico sempre più numeroso.

“Siamo davvero contenti” sorride Stefano “e ho una sola cosa da dire: tre su tre”. Ma questa, proprio per le sue maggiori difficoltà, è stata l’edizione senza dubbio più goduta, più sudata, quella che davvero si aveva paura di non finire, non tanto per il mezzo quanto per le situazioni logistico organizzative. Il rischio della frontiera che chiudeva fra Mauritania e Senegal, la corsa folle per arrivare – con la strumentazione in panne – al bivacco di Saint Louis, la guida attraverso uno spazio di poco più di 10 centimetri sul parabrezza per vedere fuori, l’ultima speciale sul Lago Rosa: sono solo alcuni dei momenti salienti delle ultime tre giornate, vissute davvero sul filo dei secondi e della paura.

L’attesa da parte dell’assistenza al bivacco di Idini per quasi due giorni e poi l’arrivo della Nissan, un po’ sgangherata, che è comparsa in una nuvola di polvere come un miraggio: meno di 15 minuti per ricontrollare che tutto funzionasse e poi via per il trasferimento fino al Senegal, su una strada che non si riesce neanche a spiegare quanto sia brutta e pericolosa. Ma il Lago Rosa, quel giorno davvero rosa, e la festa, gli abbracci, gli occhi lucidi, i sorrisi, ripagano di tutte le fatiche.

“Mi piace chiamare il team I Magnifici Sette” prosegue Stefano “perchè non eravamo solo noi cinque in gara ma a casa, grazie a Debora e a Luca, siamo sempre stati seguiti, anche quando eravamo in difficoltà. Alberto è un valore aggiunto incredibile sia come navigatore che come supervisore di tutto, non si è mai risparmiato; Paolo, Denis e Diego sono stati unici nell’assistenza. Il nostro è un team unito, dove si respira l’amicizia e, anche quando c’è tensione, arriva sempre un sorriso o una parola a stemperare l’atmosfera. È stata un’esperienza bellissima”.

Quando Stefano è sceso dalla vettura Anthony Schlesser, uno degli organizzatori della maratona africana che si disputa sui percorsi originari della mitica Parigi-Dakar, è andato personalmente a mettergli la medaglia al collo e lo ha abbracciato, mentre Rossi non faceva che ringraziare tutti. “La gara è stata molto più dura degli altri anni, ed averla finita ci rende ancora più orgogliosi”.

La corsa contro il tempo si è conclusa così: 35esimi assoluti su 49 al traguardo, settimi nella categoria T1, terzi nella T1 benzina e noni nella classifica riservata alle sole auto. Ma primi per passione, tenacia, buona volontà, altruismo (viste le volte che si sono fermati ad aiutare altri mezzi in difficoltà), caparbietà, resistenza.

Sono tante le storie che Stefano Rossi e Alberto Marcon hanno da raccontare. Vi proponiamo gli episodi più significativi.

Prima tappa

Chi aveva vagamente pensato che una speciale di soli 23 chilometri non sarebbe riuscita a creare alcun problema, ovviamente si sbagliava. Di tutti i concorrenti in gara (ben 129 fra moto, auto, SSV e camion) non ce n’è stato uno che non abbia commesso un errore di navigazione. Perchè era una speciale complicata a livello di navigazione, piena zeppa di trappole e trabocchetti, che tradotto significa piste parallele, buche, solchi, alberi e tracce più o meno evidenti.

Come se non bastasse ci si sono messe anche le pecore e i pastori a creare ulteriore confusione. E così, sin dalle prime moto, la speciale si è popolata di rumori e di persone. Moto che si incrociavano una contro l’altra alla ricerca della pista corretta, camion fermi per consultare il road book, sguardi perplessi di fronte a un fondo sabbioso con talmente tante tracce da non permettere in alcun modo di seguirle.

Questa insomma, l’atmosfera della prima tappa dell’Africa Eco Race 2020, partita dal porto di Tangeri. “La prova era estremamente tecnica anche se corta” hanno dichiarato al traguardo praticamente all’unisono Rossi e Marcon. “Il fondo sabbioso e gli alberi ci hanno impegnato tantissimo, soprattutto per la navigazione che non lasciava un attimo di respiro. Noi però non abbiamo forzato, oggi c’era molto più da perdere che da guadagnare”.

Terza tappa

Prova non fortunata per il team aretino che al chilometro 61 è rimasto senza frizione, proprio all’interno del cordone di dune dell’Erg Chegaga. A quel punto l’organizzazione si è attivata per andare a recuperare Rossi e Marcon ma visto che la prova speciale era lunga la bellezza di 497 chilometri, il soccorso ha preferito portarli indietro, al punto di partenza, anziché trainarli fino alla fine della speciale, il che significava per 430 chilometri. L’assistenza, a quel punto già in viaggio verso Assa, è dovuta tornare indietro e recuperare l’equipaggio, caricando la Nissan sul carrello e partendo alla volta di Oued Draa, circa 500 chilometri più in là.

Il team ha raggiunto il bivacco alle due di mattina e solo in quel momento i meccanici si sono potuti mettere a lavorare sulla vettura. Quello che dapprima sembrava però un lavoro semplice si è via via complicato perchè la frizione di ricambio non andava bene per il cambio che ora adotta la Nissan Patrol GR 4.8. In un primo momento l’assistenza ha pensato di aprire il cambio e lavorare sui rapporti ma ci si è accorti che la cosa era pressoché impossibile in poche ore, così si è deciso di rimandare questo lavoro al giorno di riposo.

Alle 7 di mattina, ancora con il buio, si è deciso di rimontare il cambio di serie della vettura, in modo da consentire ai due di prendere il via della quarta tappa.

Quando mancavano pochi minuti alle 9 di mattina la vettura era pronta a ripartire e Stefano e Alberto si sono presentati puntuali sulla linea di partenza ritirando il road book solo in quel momento, quindi averlo potuto preparare, come solitamente si fa, la sera prima.

Quarta tappa

Rossi e Marcon sono partiti con l’idea di rifarsi dalla sfortuna del giorno precedente e la sorte questa volta li ha accontentati. Seppure con un problema alla strumentazione che ha privato l’equipaggio del conteggio dei chilometri parziali, lasciando solo i totali, Marcon non ha sbagliato una sola nota e grazie al suo lavoro è riuscito a superare diversi veicoli che partivano prima di lui.

Il cambio di serie della Patrol GR ha, ovviamente, dei rapporti molto più lunghi ma i due non si sono scoraggiati, utilizzando solo tre marce perchè la quarta, troppo lunga, su questi terreni non molto rapidi e assai sassosi, non è stata praticamente mai inserita in tutta la giornata.

Il supplizio però è stato ripagato da una splendida nona posizione assoluta nella classifica che tiene conto di auto e camion e, se si tolgono i mezzi pesanti, salta fuori un magnifico risultato, terzi assoluti fra le auto, e primi delle vetture visto che davanti ci sono due buggy. Una soddisfazione che ripaga tutto il team delle incredibili fatiche della nottata e che fa spuntare il sorriso sui visi, stanchi, dell’intero gruppo.

Quinta tappa

Giornata semplicemente spettacolare. Rossi e Marcon oggi hanno concesso il bis in una speciale veramente velocissima che portava gli equipaggi da Smara a Dakhla. Al punto che il primo al traguardo, il camion Iveco belga, ha coperto i 473 chilometri di prova speciale in 3h36′, il che significa a una velocità media di ben 131 km/h.

Una follia se non fosse stato che la speciale, abbastanza noiosa di per sé, era una sorta di autostrada, con molte piste parallele, un po’ di navigazione ma nessun’altra grossa insidia. Rossi ha guidato con maestria la sua Nissan e al traguardo è arrivato in settima posizione assoluta dopo tre camion e due buggy. “Mi sono sfogato e anche divertito e oggi la quarta marcia siamo riusciti a metterla in più di qualche occasione” scherza Rossi. “Voglio fare i complimenti ad Alberto perchè ha fatto davvero un gran lavoro, è sempre stato preciso sulle note nonostante ci fossero tanti punti con tante piste parallele: bastava un attimo per perdere la traccia”. Marcon confessa serenamente di aver lavorato per tutto il giorno senza trip. “Ieri non funzionavano i parziali e oggi ho deciso di lasciarlo spento. Ho navigato solo con il GPS e facendo calcoli mentali veloci”.


Settima tappa

Dopo tante soddisfazioni arriva una giornata meno positiva. Quando Rossi e Marcon arrivano al bivacco di Aidzidine non hanno il solito sorriso stampato sui loro visi, anzi sono ombrosi e pensierosi. “Siamo rimasti senza benzina” racconta Rossi “e davvero siamo sconcertati, non ci era mai successo prima”. Stamattina erano partiti con ben 400 litri a bordo, e quando alla fine della speciale mancavano almeno 50 chilometri sono rimasti a secco. Cercano di capire che cosa sia successo: “Se calcoliamo che la speciale era lunga 473 chilometri e che noi avevamo a bordo 400 litri di benzina, significa che abbiamo fatto circa un chilometro e mezzo con un litro e sinceramente faccio fatica a crederlo” dice Marcon “perchè fino ad oggi il massimo dei nostri consumi non aveva superato i due chilometri”. Restare senza benzina in prova speciale non è mai una bella cosa perchè devi contare sull’aiuto di un altro concorrente che ne abbia abbastanza da dartene un po’, ma la loro Nissan è a benzina e la ricerca è ovviamente più complicata.

L’unico modo per recuperare carburante è stato uscire dalla prova e andare a cercare un distributore, ma anche in quel caso non è facile perchè le pompe di benzina in Mauritania vendono perlopiù gasolio. Per fortuna sono riusciti a trovare un unico distributore che ne aveva e hanno fatto il pieno, rientrando subito dopo in speciale. Così facendo però hanno ovviamente dovuto lasciare la strada indicata sul road book e, pur riprendendola dopo il rifornimento, hanno mancato tre waypoint che valgono 15 minuti ciascuno.

Ottava tappa

Oggi Rossi-Marcon hanno deciso di giocarsi un jolly. Il regolamento della gara prevede che si possa saltare una tappa ma in realtà l’equipaggio italiano non ha propriamente saltato la tappa odierna: infatti ha preso regolarmente il via della prova speciale, in assoluto la più difficile di tutta la gara, e ha percorso i primi venti chilometri, portandosi verso il primo controllo di passaggio. A quel punto però la loro Nissan ha cominciato a fare un rumorino strano e i due hanno scelto di comune accordo di non proseguire oltre.

La tappa di oggi, a detta dei piloti moto che l’hanno percorsa finendo con oltre tre ore di ritardo rispetto al tempo stimato, era una delle peggiori mai disputate all’Africa Eco Race. Difficilissima per un sacco di motivi: sabbia molle, navigazione tostissima, consumi di benzina ben oltre la media. “Era troppo rischioso proseguire in speciale” dice Rossi “perchè se avessimo rotto qualche cosa di grave saremmo rimasti dentro e i balai oggi, già si sa, avranno vita difficile in prova. Ci avrebbero recuperato di notte e saremmo arrivati forse troppo tardi per poter ripartire domani”.

Nona tappa

Quando Rossi e Marcon arrivano al bivacco di Tidjikja mancano pochi minuti alle otto di sera. La loro assistenza li accoglie con un applauso, e davvero se lo meritano tutto.

Scendono dalla macchina e sono talmente impolverati che le loro tute ignifughe, abitualmente bianche e rosse, hanno cambiato colore. Anche i visi sono di un colore misto, fra il grigio e il beige e le prime parole che dicono sono queste: “È stata una tappa difficilissima. Dura, ma veramente dura”. La Nissan è bella conciata, sia per la polvere sia per qualche botta presa in qualche duna e su qualche roccia.

“Le dune oggi erano incredibili” racconta Rossi “morbide da far paura e in più di qualche occasione abbiamo dovuto surfare con la nostra Nissan per prenderle nella maniera giusta e non rischiare di insabbiarci. Però la macchina si è comportata bene. Abbiamo un po’ sofferto con il cambio di serie perchè la seconda è corta e la terza è lunga e quindi abbiamo lavorato molto con le marce. In una zona di dune c’è stata anche una smusata: la Nissan si era messa quasi verticale e non riuscivamo neanche a fare marcia indietro per cercare di toglierci da quell’impiccio. Abbiamo dovuto lavorare un po’, ma alla fine siamo riusciti a ripartire e a proseguire fino al bivacco”. Il caldo, e la fatica, hanno veramente messo a dura prova l’equipaggio tant’è che a un certo punto, nel primo pomeriggio, Rossi ha dovuto ricorrere a un po’ di vitamine.

Decima tappa

Mai prima d’ora le ultime tappe dell’Africa Eco Race erano state così difficili per il team Rossi 4×4. Un epilogo difficile, per non dire quasi impossibile. La decima tappa è stata accorciata per un problema di elicotteri e interventi sanitari, molti dei quali causati dal forte vento di sabbia, e invece di disputare 500 chilometri tutti i piloti sono stati fermati al chilometro 249, la classifica è stata calcolata da quel punto, e da lì hanno proseguito sempre sulla speciale, ma senza cronometro.

Rossi e Marcon hanno timbrato normalmente a fine settore selettivo e poi si sono avviati sul lungo trasferimento, pur sempre difficile essendo una speciale, verso il bivacco di Idini. Purtroppo però il buio è calato mentre si trovavano a più di 150 chilometri dall’arrivo e la navigazione si è fatta difficile. Soprattutto perchè i due da diversi giorni non avevano il trip master e navigavano utilizzando il solo GPS. A circa 100 chilometri dall’arrivo il loro apparecchio ha cominciato ad avere dei problemi e i due hanno cercato come possibile di proseguire. Moltissimi, peraltro, erano i mezzi in difficoltà, sia moto che auto, e così il percorso si è fatto ancora più lento.

Ad un certo punto, su una pista che passava attraverso due cordoni di dune, la direzione indicata dal GPS teneva a sinistra e senza rendersene conto, visto il buio, i due sono saliti sulle dune lasciando la pista. Le dune, morbidissime, si sono fatte via via sempre più difficili e ad un tratto i due sono precipitati in un piccolo avvallamento che si è rivelato un catino. Troppo tardi hanno cercato di sterzare per evitare di insabbiarsi e a quel punto la Nissan Patrol si è capottata ed è precipitata dalle dune restando sul tetto. Per fortuna i due membri dell’equipaggio sono usciti da soli dalla vettura, senza alcun danno.

Il problema però, intorno alle nove di sera, è stato uscirne. Il punto in cui si trovavano aveva dune talmente soffici che nessuna vettura poteva neanche avvicinarsi. Inoltre le antenne della strumentazione, poste sul tetto, erano rimaste sepolte nella sabbia e alla direzione gara non arrivava più il segnale preciso della loro posizione. Rossi e Marcon hanno comunque potuto comunicare tramite il telefono satellitare con la direzione gara e dopo aver rassicurato sulle condizioni fisiche e sulla disponibilità di acqua e barrette, si sono messi a dormire, come possibile, sulla sabbia, senza accendere fuochi visto che non erano in grado di verificare se c’erano perdite di benzina dalla vettura.

Undicesima tappa

Rossi e Marcon hanno impiegato fino a metà pomeriggio per uscire dall’impasse e alle 18 hanno raggiunto il bivacco di Idini , dove ad attenderli erano rimasti solo i ragazzi dell’assistenza, che immediatamente si sono messi al lavoro sul mezzo per garantire il trasferimento fino in Senegal. Il team Rossi 4×4 è ancora in classifica ma deve lottare contro il tempo per raggiungere entro mezzanotte la frontiera fra Mauritania e Senegal e poter così entrare nel Paese.

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