Jeep Wrangler JK 2.8 CRD Rubicon by Zoratti – LA SARTORIA DELLE 7 FERITOIE

Dopo aver provato numerosi  fuoristrada, quasi dieci anni fa Massimo Zoratti è entrato a far parte del numeroso gruppo dei jeepers con l’acquisto della sua prima Jeep. Da allora non ha più lasciato la casa di Toledo e oggi si diverte con una sgargiante Rubicon, grintosa nel look e ottimamente preparata per l’off road di medio impegno con accessori al top

Testo e foto di Gianluca Vittori

L’autore

Massimo Zoratti vive a Frascati (Roma) e lavora come Reseller Channel Manager Italia per la OKI, multinazionale giapponese produttrice di sistemi di stampa. Grande appassionato di fuoristrada, possiede la Rubicon che vedete nelle foto ed è iscritto al club JPster di Roma. Il club è nato un paio di anni fa dall’esigenza di un gruppo di amici in tutta Italia di condividere la stessa passione per il fuoristrada, il marchio Jeep e tutto ciò che questo rappresenta in termini di spirito di libertà e avventura.

L’auto di cui vi parliamo oggi l’abbiamo vista durante l’ultima edizione del raduno di Gradisca, a cui Massimo partecipava insieme al suo club JPster. Da subito ci ha colpito per l’estetica e per la semplicità con cui attraversava i guadi friulani, profondi oltre un metro (vedi il nostro articolo Benvenuti nella terra dei guadi).

Le prime esperienze in 4×4

L’incontro di Massimo con le auto a trazione integrale avviene nel 1989. La sua trentennale esperienza nel mondo off road inizia con una Suzuki Samurai telonata con cui effettua il primo viaggio avventurandosi, insieme alla compagna di allora, fino alle neolitiche isole Orcadi, nel Regno Unito, l’arcipelago scozzese patrimonio dell’Unesco risalente appunto all’età della pietra.

In seguito all’esperienza con la Samurai Massimo continua ancora per poco la liason con il marchio Suzuki, acquistando una Vitara per poi passare subito dopo a una Toyota Land Cruiser LJ70.

Successivamente, con il crescere della famiglia, passa a un’auto più idonea ad ospitarla, una Nissan Terrano, con cui intraprende un nuovo viaggio on the road che lo porta fino a Capo Nord.

La prima Jeep

Il 2011 è l’anno del cambiamento, l’anno della prima Jeep. Una JK Sahara rosso bordeaux. “Una leggenda, un sogno che per me si realizzava. La vera avventura aveva inizio”, racconta Massimo.

Presto arrivano i primi approcci con il mondo off road monomarca romano, le prime piccole elaborazioni, la partecipazione all’Eastern European Jeep Camp in Ungheria, il primo di una lunga serie.

Passano un paio di anni e Massimo decide di prendere una nuova compagna, una JK Rubicon a cui nel tempo ha apportato numerose modifiche, sia esterne che a livello meccanico, ottenendo una preparazione completa e molto valida per il tipo di utilizzo, peraltro tutta omologata.

“Preferisco fare un fuoristrada soft/medio, ma non disdegno i passaggi hard. Con il club JPster abbiamo partecipato a tutti i Jeep Camp europei e, grazie alle amicizie con altri sodalizi, anche ad altri raduni nel centro Italia”.

La preparazione

Il motore 2.8 turbodiesel da 177 cavalli è stato potenziato fino a circa 200 cavalli mediante la rimappatura della centralina. Lo scarico è stato reso più libero (e meno ingombrante) eliminando il silenziatore centrale.

L’aspirazione dell’aria è stata prolungata applicando uno snorkel dedicato.

Al loro interno entrambi i ponti sono stati rinforzati adottando semiassi e giunti omocinetici RCV. Esternamente i differenziali sono protetti dalle robuste cover della ARB.

L’assetto è stato rialzato di 2,5 pollici abbinando molle della Synergy con ammortizzatori a gas della Rock’s 4×4.

Adeguati anche i puntoni di entrambi gli assali, sia inferiori che superiori, prodotti dalla Teraflex, e le barre Panhard, rinforzate.

Della Teraflex sono anche le barre di sterzo rinforzate, mentre l’ammortizzatore di sterzo maggiorato è della Fox.

I pneumatici BFGoodrich Mud-Terrain KM3 di misura 35×12.50 sono montati su cerchi in lega Rugged Ridge da 17”.

Il kit di parafanghi interni anteriori in alluminio della Rock’s 4×4 migliora la pulizia del vano passaruota permettendo comunque una buona ventilazione del vano motore.

Il paraurti anteriore della AEV dotato di A-bar alloggia un verricello elettrico Superwinch da 12.000 libbre e una coppia di fari supplementari IPF. I fari principali anteriori sono stati sostituiti con quelli a LED della JW Speaker.

Della AEV è anche il paraurti posteriore, che funge anche da serbatoio di acqua ed è integrato dal cancello porta ruota di scorta.

Non mancano delle robuste protezioni sottoporta tubolari in acciaio, realizzate dalla OR-Fab.

La barra tubolare che incornicia il parabrezza, prodotta dalla Rugged Ridge, supporta superiormente  cinque faretti e, ai lati, due fari più grandi, sempre a LED.

Il cofano della AEV è provvisto di una griglia per migliorare la dissipazione del calore del motore.

Nell’abitacolo spiccano la console portaoggetti da tetto della Rugged Ridge, a cui è fissata la radio CB, e il rivestimento in pelle dei sedili.

Massimo nel tempo ha “costruito” il mezzo in modo equilibrato, pezzo dopo pezzo in maniera “sartoriale” mantenendo un’estetica accattivante. Dopotutto oggi le esigenze sono altre, essendo un uomo che oggi ha 53 anni, moglie e due figli.

Ci rivela di essere estremamente soddisfatto delle prestazioni, che consentono non solo di fare dell’ottimo fuoristrada ma anche di macinare tutti quei chilometri che gli permettono di raggiungere i vari incontri europei insieme alla sua famiglia e al club di cui fa parte.

“Guidare un’icona come la Wrangler è sicuramente momento di gratificazione e spensieratezza. Per me rimane un mezzo soprattutto di aggregazione, grazie al quale in questi anni ho conosciuto tantissime persone, molte delle quali sono divenute veri amici”.

Quando gli chiediamo “pensi che tornerai più a esplorare altri marchi?”, Massimo ride e dice categoricamente no!

Noi di 4×4 Magazine torneremo sicuramente a incontrarci con Massimo in qualche futuro raduno, quando la libertà di aggregarsi sarà di nuovo la normalità, come ci auguriamo tutti.

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