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Quello di Gradisca è senza dubbio il raduno plurimarca che attira da sempre più fuoristradisti, con equipaggi provenienti da tutta Italia e non solo, per la posizione strategica e per la conformazione del territorio. Sì ok, ma come si diventa un must nel campo dei raduni offroad?

Di Gianluca Vittori Foto Matteo Marinelli

Pioverà. Nevicherà. Ci sarà troppo fango o troppo poco. Il fiume sarà in piena. I bambini dove li lascio o porto tutta la famiglia. Mi porto il cane o lo lascio al dogsitter.

Aspetta un momento, non importa.

Non importa perché per partecipare al “Città di Gradisca” i fuoristradisti sono disposti a tutto! A correre il rischio. A lasciare i pensieri a casa e godersi il momento. Per questo l’edizione n. 34 è stata un successo di adesioni e le condizioni climatiche si sono rivelate perfette. Potrebbe essere questo il motivo per cui quaest’anno sono arrivate 648 auto? Oppure…

Nonostante la crisi economica, ma soprattutto, penso io, la crisi del tempo che vive il nostro paese, una sorta di febbre del bianconiglio “sono in ritardo, in arciritardissimo” – dove si rischia di trascurare le nostre passioni per fare altro, non si sa cosa ma c’è sempre qualcosa di “altro” da fare -, la partecipazione ai nostri raduni sta tornando ai fasti di una volta.

Devo ammettere che tra i vari raduni a cui ho partecipato negli anni, quello di Gradisca senza dubbio non è il più duro. Anzi, i tanti percorsi offerti sono percorribili da mezzi anche non eccessivamente elaborati, eppure le adesioni crescono. Il territorio friulano si presta sicuramente all’esplorazione. Posizionato al confine con la Slovenia permette lunghi tratti in auto attraverso paesaggi selvaggi e tanti guadi. Guadi che creano una sorta di atmosfera incantata nel vedere una sfilata infinita di fuoristrada attraversare fiumi profondi fino a un metro. Senza dubbio non è una cosa che si vede o si può vivere tutti i giorni.

Mi sembrava di far parte di un enorme luna park dove tutto è possibile. Un’avventura esplorativa e di partecipazione che ricorda quelle avventure che si vivevano da bambini stile Goonies.

Già, i Goonies, un gruppo di adolescenti che trovano una mappa del tesoro e decidono di partire all’avventura attraversando i comuni di Gradisca d’Isonzo, Mariano del Friuli, Cormons, Medea, Romans d’Isonzo, Campolongo-Tapogliano, San Vito al Torre, Chiopris-Viscone, San Giovanni al Natisone, Trivignano Udinese, Pavia di Udine, Manzano, Buttrio, Pradamano, Remanzacco, Premariacco, Corno di Rosazzo, Cividale del Friuli, Prepotto, Dolegna del Collio, Capriva del Friuli, Mossa, Farra d’Isonzo, San Floriano del Collio, Gorizia, Moraro alla ricerca del tesoro di Willie l’Orbo, che per noi adulti è il cibo! Il tradizionale cibo friulano. Il ben di dio suddiviso in diverse soste-ristoro consisteva nel frico, nel gulasch e trippe, gubana, strucchi, brovada, prosciutto cotto nel pane con kren, vini Schioppettino, Friuliano, Cabernet Frank, Saouvignon, Pinot Grigio, Ribolla Gialla, Verduzzo, Picolit. Solo a pensarci già riprogrammo sul calendario il 35mo raduno.

L’organizzazione del G.F.I. Alpe Adria è stata quantomeno impeccabile. Ma la cosa più sorprendente è che nonostante ci vogliano mesi per organizzare un evento del genere, ascoltando gli organizzatori e osservando la serenità che trasmettevano, sembrava quasi l’abbiano organizzato la sera prima, come una pizzata con gli amici.

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I ringraziamenti non sono da parte mia mai forzati, ma sempre sentiti, non devo sviolinare nessuno, ma esprimo sempre quello che sento quando scrivo un pezzo.

Devo assolutamente ringraziare a nome personale Michele Della Negra e Linda Careddu che a bordo del loro Nissan Patrol hanno trasportato me e Matteo durante tutte le fasi del raduno e, con una loquacità unica, Michele ci fatto vivere una giornata magnifica e ci ha permesso di svolgere al meglio il nostro lavoro.

Ringrazio a nome di tutta la redazione di 4x4magazine Tiziano Godeas, un vero signore e deus ex machina del raduno; Damiano D’Ambrosio per il preciso coordinamento prima del raduno, Marino Toss, da anni personaggio conosciuto e amato nel mondo offroad, ma di lui parleremo ancora prossimamente; e tutto lo staff organizzativo.  Un ringraziamento speciale va a Roby, per averci fatto da servizio navetta a bordo del suo “molto vintage” Mitsubishi L200, che con la sua parlata triestina mixata con qualche bestemmia made in Veneto ci illustrava e raccontava tutto il territorio.

Se ti è piaciuto “Benvenuti nella terra dei guadi” condividilo con i tuoi amici, altrimenti bé, sei affetto dalla febbre del bianconiglio: “sono in ritardo, in arciritardissimo”.

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