Mitsubishi Pajero V60 3.2, rombo di tuono

Era un Pajero come tanti, utilizzato per il solito tragitto casa-lavoro. Un giorno però il suo destino è cambiato radicalmente, perché è stato scelto per un progetto ambizioso: diventare un piccolo big foot super performante sullo sterrato ma con una marcia in più anche nei percorsi più duri

Testo di Lorenzo Gentile – Foto di Erica Salina

I moderni Pajero, per intenderci quelli che hanno la scocca portante e le sospensioni a ruote indipendenti, appartengono ad una generazione di 4×4 che si distacca dalla tradizione pur mantenendo doti fuoristradistiche notevoli. Questa loro polivalenza li ha resi negli anni auto molto appetibili al pubblico, nonostante il fatto che nella maggior parte dei casi gli acquirenti li abbia sottovalutati o comunque non sfruttati in ambito off road.

Fortunatamente, come spesso accade con i fuoristrada con un certo numero di anni sulle spalle, oggi è in crescita il numero di appassionati che li scelgono per partecipare ai raduni o a semplici scampagnate con gli amici. Questa sorte è accaduta anche al V60 protagonista di questo servizio, acquistato da Paolo Vigo, classe 1962, che di professione è capitano di volo per Airbus A350/330 sulle principali linee aeree, ed è anche istruttore di volo.

Entrato da poco nel mondo dell’off road, Paolo è iscritto al club Varese 4×4 ed è già annoverato di diritto tra gli “estremisti” di questa disciplina. Per la preparazione del suo Pajero si è affidato alle esperte mani di Roberto Mazzola, titolare della Marcson di Gemonio (Varese). Gli interventi effettuati dall’officina varesina hanno toccato tutti i reparti e migliorato le prestazioni e la mobilità del Pajero, ma la vera sfida è stata creare un piccolo “big foot” lasciando inalterate le sospensioni indipendenti. Il progetto prevedeva di aumentare l’escursione delle sospensioni e di tagliare i passaruota per montare gomme maggiorate di misura 285/75 R 16.

Ovviamente la meccanica, che nel V60 è già robusta di suo, è stata adeguata al nuovo assetto di guida adottando nuovi giunti omocinetici rinforzati provenienti dalla Gran Bretagna e nuovi bracci superiori delle sospensioni, più robusti degli originali. Di pari passo il 3.2 DI-D è stato interamente rifatto per garantire l’affidabilità nel lungo periodo. L’intervento è culminato con l’applicazione di una centralina aggiuntiva che ha donato maggiore coppia in basso e una potenza incrementata di 40 cavalli. Il banco prova ha registrato, alla fine del “trattamento”, valori massimi di 204 cavalli e 440 Nm di coppia, un ottimo risultato per il 3.2 nipponico che, tuttavia, non è stato esasperato al fine di mantenere nei parametri di progetto la sua ben nota affidabilità.

Sono stati comunque aggiunti un filtro supplementare del gasolio Racor e una doppia elettroventola per scongiurare i surriscaldamenti, specie in caso di radiatore sporco. Nell’off road è soprattutto l’assetto che regala performance decisamente migliori, con una stabilità e una precisione di guida aumentate in ogni condizione. Gli ammortizzatori di serie erano infatti scarichi e divenuti pericolosi, specie alle alte andature. Con l’allestimento in questione la naturale destinazione di questo 4×4 restano i viaggi (per i quali il proprietario si è dotato di un portapacchi Outback) e i raduni di stampo turistico, ma grazie all’incremento dell’escursione, alle gomme maggiorate e soprattutto alle piastre inferiori a protezione degli organi meccanici, questo Pajero riesce a sorprendere anche nel tecnico, aiutato dal rinomato sistema di trasmissione Super Select II con controllo elettronico della trazione che simula i bloccaggi dei differenziali.

Proprio in previsione di passaggi piuttosto complicati il preparatore non ha tralasciato di sostituire i due paraurti originali in plastica con elementi in acciaio ad alta capacità di assorbimento e di rivestire la carrozzeria con Protektakote, una vernice granulosa che protegge dai graffi. Ad opera finita il Pajero è stato testato in diversi contesti per saggiare la bontà della preparazione. Dal deserto tunisino è uscito a pieni voti, producendosi anche in voli entusiasmanti sulle dune più impegnative. A Maggiora, nell’arena del fuoristrada, gli ottimi risultati raggiunti sia dal motore che dall’assetto sono stati confermati: la vettura si lascia guidare ottimamente, perciò le ore di sonno perse a studiarne le modifiche sono state ben spese, e ripagate. 

DETTAGLI TECNICI

Prima di essere preparato, il 3.2 DI-D di questo V60 è stato revisionato nei punti chiave in quanto aveva diversi chilometri sulle spalle. La testata, le valvole, gli iniettori, la turbina, il radiatore e la pompa sono stati sostituiti, mentre l’alternatore e il motorino d’avviamento sono stati ricostruiti ex novo dagli specialisti del settore. I vecchi manicotti ormai usurati hanno lasciato il posto ad altri in silicone più resistenti ed efficienti. Il miglioramento delle prestazioni è stato poi ottenuto grazie ad una centralina aggiuntiva di gestione motore e allo scarico diretto per velocizzare l’espulsione dei gas combusti. Nel vano motore hanno trovato posto anche un impianto a doppia batteria e un filtro del gasolio Racor R20P, in aggiunta a quello di serie.

L’impianto di aspirazione è stato migliorato grazie ad un filtro sportivo con cassa in carbonio della Sparco collegato ad uno snorkel della Safari.

Per migliorare il raffreddamento del motore in condizione critiche sono state aggiunte due elettroventole della Spal con controllo indipendente.

Dopo diverse prove con assetti non idonei, la scelta di molle e ammortizzatori è ricaduta su elementi realizzati dalla specialista milanese ORAM che rialzano complessivamente la scocca di 5 cm. Valore che è stato ulteriormente  incrementato dal preparatore installando sotto le molle degli spessori in teflon di 2 cm. Gli ammortizzatori sono a gas in versione Step 1, ovvero con taratura fissa.

Tutte le boccole delle sospensioni sono state sostituite con nuovi elementi in poliuretano, preventivamente ingrassati prima dell’installazione in sede.

Per evitare interferenze dei grossi pneumatici con la carrozzeria si è reso necessario allargare le carreggiate applicando distanziali in alluminio da 3 cm sui mozzi e adottando cerchi con offset negativo.

Le piastre in duralluminio, realizzate artigianalmente partendo da uno stampo, coprono quasi tutto il fondo della vettura, compreso il serbatoio che nel V60 è particolarmente esposto agli urti.

Il paraurti frontale è un modello della AFN in acciaio specifico per il V60, che il preparatore ha personalizzato con l’aggiunta di una A-bar che ingloba una barra a LED. All’interno del paraurti è alloggiato un verricello a doppia velocità Warrior da 9.500 libbre con cavo Dyneema da 11 mm.

Tutti i fari hanno subito modifiche: gli anteriori sono ora a LED rivestiti da una cornice acquistata su eBay mentre i posteriori, vista la presenza del nuovo paraurti, sono le versione “alta” con gli indicatori di direzione inglobati.

Il paraurti posteriore è stato realizzato artigianalmente in alluminio seguendo attentamente la sagoma della carrozzeria, migliorando così parecchio l’angolo di uscita. Il portellone è stato alleggerito eliminando la ruota di scorta, al cui posto è stato applicato un bel supporto in alluminio per una piccola barra a LED.

L’abitacolo non è stato stravolto: sono comparsi una radio CB e dei nuovi sedili anteriori sportivi rivestiti in ecopelle con il logo personalizzato dell’officina che ha preparato la vettura.

MODIFICHE E COSTI

Revisione completa motore 6.500

Centralina elettronica aggiuntiva +40 CV 800

Filtro aria Sparco + snorkel Safari 800

Elettroventole Spal + manicotti in silicone  500

Giunti omocinetici rinforzati (4) 1.000

Assetto ORAM Step 1 + 5 cm  2.000

Kit boccole sospensioni in poliuretano  250

Distanziali ruote in alluminio 3 cm (4)  120

Kit piastre sottoscocca in alluminio 700

Paraurti ant. AFN in acciaio 600

Verricello elettrico Warrior 9500  750

Paraurti post. in alluminio  400

Verniciatura + Protektakote  1.550

Fari ant. a LED + barre a LED  350

Sedili sportivi  100

Radio CB  60

Prezzi in euro IVA inclusa, manodopera esclusa

© 4×4 Magazine – RIPRODUZIONE RISERVATA

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