Tunisia 2024: nuove rotte sempre più a sud

“Mi è sempre piaciuto il deserto. Ci si siede su una duna di sabbia. Non si vede nulla. Non si sente nulla. E tuttavia qualche cosa risplende nel silenzio” (Antoine De Saint-Exupery)

Di RT Earth in collaborazione con Herero Expedition

Il nostro primo giorno in Tunisia lo passiamo trasferendoci velocemente e il più a sud possibile via asfalto. Prima del tramonto raggiungiamo Matmata. Lungo la strada abbiamo l’occasione di fare visita ad un’abitazione troglodita; la famiglia che la abita ci mostra gli ambienti e gentilmente ci offre del tè e del miele sul pane caldo prodotti da loro.

Si riparte. Il nostro obiettivo è raggiungere Ksar Ghilane per cena e iniziare a dormire sotto le stelle…

LE CRESTE DI ZMELA

Lasciamo l’oasi di Ksar Ghilane; poche decine di metri d’asfalto ci separano dalla prima pista e qualche chilometro dopo i cordoni di Zmela compaiono di fronte a noi. Un breve briefing di Fabio (Sealand Adventures) che spiega come affrontare queste alte creste e i primi impegnativi chilometri di sabbia. 

La carovana si muove spedita e qualche immancabile o inevitabile insabbiamento non ci rallenta molto. Un incessante vento ci tormenta per tutta la giornata fino al primo campo, dove ci dà pace giusto per il tempo di cenare e di raccontarci la giornata davanti al fuoco.

Sveglia presto! L’obiettivo di oggi è accamparci con la vista sul Tembaine. Per qualche chilometro procediamo ancora verso sud e verso il pozzo di El Mida, il punto più a sud di questo viaggio. Un continuo sali e scendi da un cordone di dune ad un altro e così fino al tramonto, uno dei più belli che abbia mai visto. Il sole cala lentamente accanto al Tembaine, tutto diventa color ambra ed il cielo si fonde al colore della sabbia sino all’alba.

LA CIMA DEL TEMBAINE

Ci rimettiamo in marcia non per molto giusto per arrivare coi nostri mezzi ai piedi del monte, una piccola escursione a piedi ci conduce in cima al Tembaine. La vista dai suoi quasi 300 metri s.l.m. è fantastica, ammiriamo meravigliati, il mare di sabbia del Grand Erg a 360 gradi intorno a noi.

Questa Tunisia ci ha rubato il cuore!

Tornati ai mezzi ci rimettiamo in marcia, ancora qualche cresta interrotta dalle piccole piane che le collegano tra loro, tratti di piste veloci, ci conducono a Douz. Dove ci attende una rilassante serata quattro chiacchiere tra una partita a biliardo e qualche tiro di narghilè.

L’ULTIMA PERLA PRIMA DI TORNARE

La strada del rientro verso Tunisi per l’imbarco ci dà la possibilità di fare una sosta nella cittadina di El Jem, la quale ospita parte delle migliori rovine romaniche del continente africano. Thysdrus, questo il nome all’epoca, raggiunse l’apice del suo splendore durante il II secolo come punto nevralgico per la produzione e il commercio di olive e inevitabilmente del prezioso olio.

Nel cuore della città si erge un’anfiteatro, proprio a testimoniare la colonizzazione romanica in quell’area, realizzato su una struttura analoga ma più antica; venne utilizzato principalmente per la lotta fra gladiatori e le rocambolesche corse coi carri e poteva ospitare fino a 35.000 spettatori su tre livelli. Questo monumento rimase intatto fino al XVII secolo, dopodiché la popolazione iniziò la parziale demolizione per recuperare materiali da costruzione. Infine i vari conflitti lo segnarono definitivamente come lo vediamo oggi. Nel 1979 la struttura è stata dichiarata “patrimonio dell’umanità”.

Dopo la visita nell’anfiteatro siamo andati a curiosare nel mercato. Tra mille bancarelle e un caos assurdo, nel quale si trova di tutto, dalle classiche spezie ai datteri e prodotti della terra. Veniamo catapultati indietro di 80 anni, quando vediamo che puoi acquistare anche animali, vivi, si intende.

Fuggiti dal caos del mercato ci aspetta un’ultima tappa una rilassante cena ad Hammamet  vista mare al tramonto. Da lì l’ultimo tratto autostradale che ci ha ricondotti all’imbarco.