La Minerva di cui vi raccontiamo è un esemplare rimasto in uso all’esercito belga (come testimonia il simbolo sul parafango anteriore) sino alla metà degli anni ’80 ed è stata totalmente restaurata da Franco Picchiottini, oggi uno dei maggiori esperti italiani di Land Rover storiche, che la scoprì quasi per caso durante uno dei suoi viaggi.

Testi Franco Picchiottini Foto Elfo Picchiottini

Alla fine della seconda guerra mondiale, sia gli eserciti che i vari corpi civili recuperarono le molte ”Willys”, abbandonate sul territorio europeo dagli alleati per gli utilizzi più disparati.

Nel 1948 la Rover, famosa casa inglese costruttrice di auto destinate al ceto medio alto, presenta al Salone dell’Auto di Amsterdam, la sua Land Rover 80, che poi per più di settant’anni sarà il punto di riferimento per tutti i veicoli 4×4.

Poiché la Rover non riusciva a soddisfare le innumerevoli richieste da parte di eserciti, enti pubblici e privati, che preferivano naturalmente poter utilizzare un mezzo prodotto in Europa, invece di dipendere dalle ”Willys” e dalle “Jeep”, la direzione decise di concedere la produzione su licenza a dei partner affidabili per montare le Land al di fuori dei confini inglesi.

Una tale opportunità, specie dopo i pesanti anni trascorsi in guerra, interessa ad alcuni fabbricanti europei, fra questi la Societé Nouvelle Minerva S.A., nata dalla Anonyme Minerva Motors, casa automobilistica belga, fondata nel 1904 e molto rinomata per la produzione di prestigiose auto di lusso, in diretta concorrenza con Bentley, Rolls Royce, Bugatti, ecc.

Con queste credenziali la Societé Nouvelle Minerva S.A., viene scelta come partner per il primo esperimento di produzione di una Land fuori dai confini nazionali alla fine del 1951.

Dopo pochi mesi, agli inizi del 1952, le prime Minerva, destinate all’esercito belga, escono dagli stabilimenti di Anversa.

Il contratto fra Rover e Minerva prevedeva la produzione quinquennale di circa 10.000 Minerva 80 T.T. (Tout Terrain), dove la Rover forniva i disegni del telaio e della carrozzeria. Il telaio era quindi intercambiabile con quello della Series 1 80”, la carrozzeria invece fu realizzata in acciaio, piegato e saldato, per questo motivo si pensò di evitare dei costosi stampi ed i parafanghi anteriori ebbero il caratteristico disegno a cassetta postale o a falda di un tetto. Inoltre non furono dotate di sportello posteriore, fu fatto invece un abbassamento della linea di cintura nella parte posteriore, per favorire l’accesso al cassone.

Più complicata fu la realizzazione della mascherina davanti al radiatore che nella Land era una semplice rete.

La Rover forniva un kit completo per tutto ciò che riguarda motore, cambio, scatola dello sterzo, trasmissione, ponti con balestre, impianto frenante ed elettrico e strumentazione.

Il motore è l’originale 2.0 litri (1.997 cc) da 52 cv e circa 136 Nm di coppia. Si tratta di un 4 cilindri in linea, con albero a gomiti nel basamento (su tre supporti), valvole comandate da aste e bilancieri, con quelle di scarico “laterali”. L’alimentazione a benzina è con un carburatore Solex invertito. La trasmissione si avvale di un 4×4 inseribile, con differenziale centrale bloccabile, che viene attivato premendo la leva (con pomello giallo), sistemata a lato del tunnel. Il passaggio dai rapporti normali a quelli ridotti e viceversa è, invece, comandato (a veicolo fermo) dall’altra leva (con pomello rosso).

Una caratteristica Land che la Minerva conserva è la possibilità di inserire i rapporti ridotti anche con le sole ruote motrici posteriori. Altra peculiarità del sistema è quella che viaggiando in 4×4 con le ridotte, passando ai rapporti normali automaticamente si disinserisce anche il blocco centrale e si torna alla trazione posteriore. Infine il cambio: un 4 marce (con la terza e la quarta sincronizzate),  con la posizione della retromarcia in alto a sinistra a fianco della prima.

L’accordo Rover/Minerva prosegue sino al 1956 e mentre la casa inglese introduce la “86 pollici” (che Minerva produrrà con carrozzeria in alluminio identica a quella inglese, in pochi esemplari destinati quasi tutti ad usi civili) una serie di incomprensioni tra le aziende pone fine all’accordo.

Delle circa 8.000 Minerva 80” costruite, molte furono poi demolite, dopo essere state alienate dall’esercito e dai vari corpi militarizzati; ne rimangono circa un centinaio ancora circolanti.

Questa “quasi” Land che, come racconta Franco Picchiottini:

“mi incuriosì anche perché aveva il nome della gatta di famiglia e mi attirò tanto che decisi di acquistarla anche se non era  nelle migliori condizioni. Proprio nel garage di casa iniziò il lungo restauro che mise a nudo telaio, carrozzeria, parti meccaniche e via dicendo”.

Questo non solo ha reso possibile salvare un esemplare importante di 4×4 storico, ma ha anche dato il via a quella passione per le “Landy”, che si è poi trasformata in professione con la Land Rover Team, azienda che dal 2005 restaura Land d’epoca (e non solo), ma prepara anche i 4×4 inglesi e ne reperisce i ricambi.

Nelle gallery che seguono potete vedere la Minerva com’era prima della cura di Franco, durante i lavori di restauro e com’è oggi.

© 4×4 Magazine – RIPRODUZIONE RISERVATA

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