Francesco, trentenne fiorentino proprietario di questo bellissimo Iveco 4×4, viaggia in lungo e in largo per il mondo da quando ha 20 anni riparando e avviando macchinari industriali per l’estrazione e la lavorazione di gas e petrolio. Quando non è fuori per lavoro collabora con un’officina specializzata in fuoristrada, la Penta Garage.  I viaggi lo portano spesso in altri Paesi, anche a bordo del suo Iveco ben preparato. Andiamo a scoprire come

La base di partenza di questa particolarissima trasformazione è un furgone molto singolare. Si tratta di un esemplare pressoché unico, che un allestitore aveva preparato per un bando di concorso dell’Esercito Italiano, per l’appalto di ambulanze che agissero in condizioni particolari. Simile, ma non uguale, quel furgone è stato commercializzato con il marchio OM e il nome Grinta, ma anche con quello Alfa Romeo col nome AR8.

PONTI RIGIDI

La peculiarità, rispetto ai normali Iveco Daily 4×4, è che invece di avere le sospensioni indipendenti all’avantreno, monta lo stesso ponte rigido del retrotreno anche davanti, debitamente ruotato e ribaltato e, ovviamente dotato di giunti omocinetici per consentire alle ruote di sterzare, nonché delle balestre al posto del simil McPherson. Modifica che, unitamente all’adozione di un semitelaio aggiuntivo, oltre che del riduttore di origine Fiat, derivato da quello di una AR 76 (la Campagnola seconda serie), conferivano all’ambulanza una robustezza e una motricità che il normale Daily 4×4 non possedeva.

ALTRI SCOPI

L’obiettivo del proprietario era proprio di costruire un veicolo particolarmente robusto, per affrontare raid assai impegnativi. L’esperienza maturata in anni di deserto con il fedele Land Rover aveva fatto diventare un must la presenza dei ponti rigidi, perché garanzia di maggior possibilità di tornare a casa anche in caso di problemi importanti. La sospensione indipendente, una volta strappata, non concede margini di riparazione.

SOTTO I FERRI

Per poter rimettere in marcia il veicolo e allestirlo dal punto di vista meccanico, di telaiociclistica e catena cinematica, insomma, tutto fuorché la parte puramente camper, il proprietario si è rivolto alla Ferri Corse di Milano, noto atelier lombardo che dall’esperienza maturata nell’assistenza alle vetture che partecipavano alle Parigi-Dakar, da anni è punto di riferimento per tutto il nord Italia per la trasformazione di veicoli 4×4 per gli impieghi più disparati, e in particolare per affrontare in sicurezza i grandi raid.

ALTRO MOTORE

Per poter portare a spasso tutta la trasformazione e l’allestimento a camper, occorreva prima di tutto intervenire sul motore, perché il pur robusto quattro cilindri Sofim a gasolio, da 2,5 litri aspirato, in grado di erogare 80 cavalli, non sarebbe stato in grado di reggere il carico. È stato così montato un 2.8 litri, sempre Sofim, dotato di turbinascambiatore di calore cambio a cinque marce, nuovo, espiantato da un pulmino invenduto.

PARAURTI TUBOLARI

Con il cambiamento del motore è stata ricostruita la parte anteriore usando parte della carrozzeria del daily, con una struttura in acciaio tubolare, che oltre a sostenere la protezione del motore e i radiatori, con l’aggiunta dell’intercooler che non c’era, realizza un robusto paraurti che ingloba l’alloggiamento del verricello elettrico (15.000lb) e gli adeguati ganci traino. Anche il paraurti posteriore è stato ricostruito in tubolare, e anche qua si trovano il verricello da 10.000lb e i ganci traino.

LE RUOTE DI UN VM 90

Come si sarà capito, poco di questo Daily 4×4 è rimasto come in origine, a cominciare dalle ruote, che sono state sostituite da quelle che normalmente equipaggiano i VM 90 militari: cerchi scomponibili, ma con la struttura per montare pneumatici tubeless da 9.00×16, per dirla all’americana, ma non solo, 255/100 16 per tutti gli altri. Un totale di 5 ruote e una gomma contando quelle di scorta, alloggiate su una doppia struttura appositamente costruita dietro le porte posteriori.

Nel 2018 in collaborazione con la Sirpa gomme di Sesto Fiorentino fu eseguito un esperimento utilizzando le carcasse della Michelin XZL ( le migliori per grossi carichi) e apportando un’apposita copertura sono state rigenerate in autoclave per la vulcanizzazione della gomma.

Dopo 3 anni di test su sabbia, fango, neve, rocce e strada L’esperimento è riuscito in pieno, le gomme con il nuovo tassello più aggressivo dell’originale sono risultate eccellenti sia in grip che in resistenza meccanica, hanno sopportato anche un mese intero passato in Marocco hanno lavorato egregiamente anche a pressioni sotto 1 Bar per riuscire a percorrere lunghe tratte sulle Dune marocchine.

COMPRESSORI E SERBATOI

Interessante quanto originale l’impianto di aria compressa, utilissima per rigonfiare le gomme all’uscita dalla sabbia, affrontata con la pressione più bassa, ma necessario anche per comandare i sistemi di blocco dei differenziali. Più della collocazione del compressore, in un gavone nella parte posteriore laterale, è interessante la soluzione costruita da Ferri per i serbatoi dell’aria. Due massicci tubi cavi, che svolgono il ruolo di protezione sottoportasono anche i serbatoi dell’aria compressa. Per il carburante, invece, sono stati costruiti tre serbatoi, per una capacità totale di 420 litri di gasolio. Uno svolge il ruolo di serbatoio principale, unico che alimenta realmente il motore, gli altri due fungono da ausiliari.

SOSPENSIONI A GAS REGOLABILI

Rinforzate e rifatte le balestre, sia anteriori sia posteriori, utilizzano ammortizzatori misti (a gas/olio) con serbatoio ausiliario e regolazione della frenatura idraulica nella fase di compressione prodotti dalla Oram (modello step 3) con stelo maggiorato a 22 mm. Rifatti completamente gli alberi di trasmissione, da e per il riduttore, e per eventuale emergenze, nel telaio è stato alloggiato un albero di trasmissione ausiliario, per eventualmente connettere direttamente il ponte posteriore al cambio, qualora si rompesse il riduttore o durante la manutenzione dello stesso.

I SEDILI DELLA MULTIPLA

Escluso l’allestimento a camper, con cucina, bagno letto e dinette, spiccano i tre sedili anteriori della Fiat Multipla, che offrono una seduta comoda e moderna e si abbattono facilmente. Modificati tutti i comandi, dalla leva del cambio a tutto il cruscotto, rifatto in metallo, fino a quelli dei blocchi che sono posti sulla sinistra del guidatore, con una leva simile a quella di un freno a mano. È rimasto originale il volante, ancora quello dell’AR8/Grinta marchiato Alfa Romeo. L’impianto di riscaldamento originale, completamente smantellato, è stato sostituito da un efficace Webasto. Rifatto tutto l’impianto elettrico, basato su due batterie Optima yellow top per i servizi mantenute sotto carica da due pannelli solari posizionati sul tetto e una batteria motore Optima red top.

In seguito sono stati aggiunti altri due piccoli pannelli solari sul cofano con caricatore dedicato solo alla batteria motore, principalmente per avere la batteria sempre carica per accendere senza problemi il motore e visto che il motto del proprietario di Brutus è “Hope for the best, plan for the worst” come seconda funzione hanno quella di poter ricaricare la batteria in caso di troppi tentati avviamenti ( per esempio problemi sul circuito gasolio o spurgo dello stesso ) semplicemente stando al sole.

“Da quando li ho montati onestamente viaggio molto più tranquillo.”, dice Francesco.

VERNICIE SPECIALE PER UN MEZZO SPECIALE:

non poteva essere da meno la verniciatura che viste le dimensioni del veicolo e i percorsi molto stretti nei boschi Italiani doveva avere caratteristiche di resistenza ai graffi eccelse.

Dopo una ricerca molto bel dettaglio e più di un anno di lavoro alla fine Brutus ha preso forma come lo vedete oggi, completamente verniciato con il Line-X, un prodotto bi-componente usato dall’esercito americano, in pochi in Italia hanno i macchinari e le conoscenze per poter verniciare con questo prodotto, una volta preriscaldati i due barili e pompati ad altissima pressione da una pompa speciale, la mistura avviene direttamente all’ugello mischiando e nebulizzando il prodotto che non appena a contatto con la superficie da verniciare secca dopo pochi secondi!

Per aumentare la resistenza è stata realizzata una finitura a grana grossa, al tatto sembra carta vetrata di grana 80. La verniciatura è stata effettuata nel 2018 dalla Flycar di Ferrara.

NEVER ENDING STORY

Ci vorrebbero ancora molti capitoli per descrivere in dettaglio tutte le trasformazioni, che si sono rese necessarie non solo nel corso dell’allestimento, ma anche dopo i primi massacranti collaudicompresi diversi viaggi come Africa, Europa dell’ovest o semplicemente testandolo nei boschi vicino casa, come la sostituzione dei due ponti originali con quelli degli ultimi modelli Iveco/SCAM, dotati di blocchi. L’evoluzione sembra aver raggiunto un ottimo livello di robustezza, affidabilità ed efficienza, ma le esigenze di Francesco possono ancora cambiare per pretendere di più.

Testi e foto sono stati concessi da Francesco Lazzeri 

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