La nostra Spagna on the road

Alessandro ed Elena hanno acquistato il loro fuoristrada, ribattezzato Herbie, ormai più di 10 anni fa, completamente originale e con circa 175 mila km. Con Herbie hanno scoperto la bellezza e la semplicità di questo stile di viaggio che gli permette di entrare a contatto con la natura. Inizialmente viaggiavano con la classica tenda a terra, poi negli anni, con le varie modifiche, sono riusciti a creare quello che oggi è, a tutti gli effetti, una piccola casetta su ruote. Questo è il diario del loro ultimo viaggio

Partiamo il giorno 27 dicembre all’alba, ore 5,30 del mattino. Il nostro Herbie, un Pajero camperizzato, carico e pronto ad affrontare tantissimi km. La destinazione non la conoscevamo, sapevamo solo di voler raggiungere la Spagna ed arrivare più a sud possibile, facendo una grossa deviazione a nord per vedere il deserto di Bardenas Reales.

Il primo giorno lo passiamo tutto alla guida, attraversiamo i confini della Francia e, dopo 12 ore di viaggio, anche quello della Spagna che, dopo tutto quel guidare, ci è sembrato come un miraggio.

Decidiamo di fermarci sulla costa, una cinquantina di km prima di Girona. Sostiamo “in libera” vicino al mare, ci godiamo le temperature decisamente più miti rispetto all’Italia e una cena al tramonto.

Il mattino seguente ci svegliamo all’alba, come siamo soliti fare durante i nostri viaggi. Decidiamo di andare a vedere il sorgere del sole in spiaggia prima di fare una bella colazione. Una volta rifocillati, sistemiamo il nostro Herbie e siamo pronti a ripartire, questa volta faremo una virata a nord per raggiungere un posto veramente speciale: il Bardenas Reales.

Questo “deserto” si trova a nord di Saragozza, e viene definito tale per il suo terreno secco ed arido; ricorda moltissimo i deserti dell’ovest degli Stati Uniti e l’idea di esplorarlo ci fa sentire degli avventurieri. Ci mettiamo in marcia e percorriamo i 530 km che ci separano dalla nostra destinazione. La strada che taglia la Spagna è veramente monotona. Un paesaggio brullo e piatto ci accompagna per quasi tutto il tempo, insieme con una densa nebbia. Arriviamo all’ingresso del deserto, ormai al crepuscolo, il cielo è limpido e ci regala un tramonto di fuoco sulle colline, ma decidiamo di fermarci e proseguire l’esplorazione il giorno successivo. La stanchezza e la tensione della guida con la nebbia ci ha messo alla prova.

Purtroppo non ci abbandona e il 29 dicembre, ahimè, ci svegliamo avvolti della nebbia più totale, il termometro segna -1, nonostante il meteo prevedeva sole pieno e temperature al di sopra dello 0 per tutta la giornata. Siamo davvero sconfortati, ma decidiamo di perlustrare lo stesso il Bardenas Reales, dopotutto avevamo fatto tantissimi km per arrivare fin quassù!

Percorriamo un anello panoramico che ci conduce al simbolo del deserto: il Castildetierra, una formazione rocciosa piramidale con all’estremità una roccia rettangolare. La sua forma particolare attira tanto turismo e dobbiamo dire che, una volta visto con i nostri occhi, ne capiamo il motivo. La nebbia e il gelo però non ci abbandonano, decidiamo di finire l’anello panoramico nonostante la visibilità fosse scarsa. Speravamo in un miglioramento meteorologico ma nulla. Dopo pranzo ci vediamo costretti a rimetterci in marcia per spostarci nuovamente verso sud.

I km da percorrere per arrivare alla prossima destinazione questa volta sono 300. La nebbia, contro ogni previsione, ci lascia solo una cinquantina di km prima dell’arrivo sulla costa. Finalmente le temperature sono decisamente più calde e il sole splende, così cerchiamo un campeggio per passare la notte a sud di Tarragona, dove poter fare rifornimento di acqua e goderci una merita doccia calda.

Il mattino seguente ci rimettiamo in cammino, questa volta però la nostra destinazione è decisamente più vicina. Siamo diretti al parco nazione del delta del fiume Ebro, una riserva naturale che ospita diverse specie animali, coltivazioni di riso, saline e soprattutto spiagge incontaminate e deserte. La sua caratteristica è una sottile lingua di sabbia che cammina nel mare per km e km, Il paradiso dei mezzi 4×4! La pista sabbiosa è un vero divertimento, e vedere, mentre si va, a destra e sinistra il mare, fa una certa impressione.

Rimaniamo davvero colpiti da questo luogo magico. La sera ci fermiamo a dormire in spiaggia, cullati dal rumore del mare. Godersi l’alba dall’interno del proprio mezzo 4×4, su una spiaggia deserta, è un’esperienza che ognuno di noi dovrebbe fare. Il 31 dicembre con tutta calma, ci rimettiamo in marcia, decidiamo di rimanere in zona e di cercare un campeggio per la sera dell’ultimo dell’anno. Non senza difficoltà ne troviamo uno qualche km prima del parco naturale. Ci sistemiamo per passare la serata in tranquillità ma in questa zona il vento è molto forte, e non ci abbandona un momento. Per fortuna ci eravamo portati un gazebo con le porte che ci ha permesso di cucinare al caldo e soprattutto non esposti alle raffiche.

Il primo dell’anno, come sempre ci svegliamo di buon ora e ripartiamo in direzione Valencia. Il vento, mano a mano che ci avviciniamo alla città si affievolisce sempre più fino a scomparire del tutto. A Valencia troviamo un bellissimo sole ad accoglierci e quasi 20 gradi. Ci fermiamo nella zona del Parco di Albufera, a pochi km dal centro città.

Non amiamo i centri urbani, soprattutto per il nostro stile di viaggio. Pranziamo in riva al mare anche se, rimaniamo un po’ delusi per come sia stata sfruttata la costa. Palazzoni altissimi e parcheggi in cemento rovinano la bellezza di questa zona.

Nel pomeriggio ci addentriamo nel parco naturale, parcheggiamo la macchina e prendiamo uno dei numerosi sentieri che attraversano in lungo e in largo il parco. Arriviamo anche qui sul mare, la spiaggia è deserta e bellissima, lunga km e km. Ci sentiamo fortunati per potercela godere in bassa stagione. Decidiamo di fermarci in un campeggio per la notte, data la vicinanza a una grande città non ce la sentiamo di sostare “in libera”. Troviamo posto in un campeggio all’interno del parco, niente di che, ma per passare la notte in sicurezza va più che bene.

La mattina del 2 Gennaio ci svegliamo con la voglia di visitare Valencia, lasciamo Herbie in campeggio e prendiamo un autobus di linea che in mezz’ora ci conduce nel centro della città. Passiamo tutta la giornata a camminare per le vie del centro, visitiamo il mercato centrale e il parco ricavato dall’antico letto del fiume. La sera rientriamo al campeggio, Valencia ci è piaciuta, ma la nostra preferenza ricade sempre sulle bellezze naturali che madre natura ci offre.

Abbiamo ancora tanti km da percorrere per rientrare a casa, i giorni di viaggio restanti sono solo 4, per questo motivo decidiamo di arrestare la discesa verso sud e lentamente risalire la costa per poter raggiungere l’Italia senza fretta.

Il giorno seguente riprendiamo il cammino e ci dirigiamo verso Est, vogliamo tornare nuovamente sul Deltebre e passare un’altra notte sulla spiaggia. Lungo la risalita ci fermiamo a visitare un paesino sul mare molto caratteristico e suggestivo: Peníscola. In estate brulicante di turisti, ma in questa stagione completamente deserta. In serata arriviamo a destinazione, il cielo ci regala un tramonto da urlo e non potevamo chiedere di meglio.

Il mattino del 4 Gennaio ce la prendiamo con calma e non possiamo fare altro che preparare la colazione in tranquillità con un bellissimo cielo blu sopra la testa. La temperatura esterna è aumentata e finalmente non c’è ombra di vento.

Riprendiamo il cammino e ci spingiamo al confine tra Spagna e Francia, la nostra risalita verso casa si sta sempre più concretizzando. La nostra destinazione sarà Cap de Creus, un promontorio immediatamente dopo il paese di Roses che ci ha letteralmente stupiti.

La strada asfaltata lascia il posto ad una strada bianca che conduce di tanto in tanto a qualche caletta. Peccato per la mancanza di tempo, avremmo voluto esplorare volentieri questa zona, ma ci ripromettiamo di farlo in futuro. Ci posizioniamo a bordo strada, in un piccolo spiazzo terroso e davanti a noi abbiamo l’intero promontorio a picco sul mare. Il silenzio qui regna sovrano. Il mattino successivo ci rimettiamo in marcia, siamo diretti in Camargue.

Arriviamo in zona nel primo pomeriggio e decidiamo per prima cosa di visitare il paese di Saintes-Maries-de-la-Mer patria dei gitani e famosa per la sua chiesa utilizzata, dopo la sua costruzione, come fortezza per proteggersi dai pirati saraceni.

Ci spingiamo poi all’interno delle paludi create dal rodano, perdendoci nelle mille stradine. Non è difficile avvistare diversi stormi di fenicotteri volare a pelo d’acqua o immersi nell’acqua alla ricerca di cibo. La Camargue ci ha affascinato, la natura qui è la padrona assoluta e ci rendiamo conto di essere semplici ospiti. Troviamo un posticino appartato nel bel mezzo degli acquitrini e ci godiamo il tramontare del sole direttamente nell’acqua.

Il mattino veniamo svegliati dal richiamo dei fenicotteri, il sole che sorge crea un perfetto riflesso sull’acqua; non possiamo chiedere di meglio per la fine del nostro viaggio.

Prima di ripartire, ritorniamo a Saintes-Maries-de-la-Mer per un ultimo giro turistico del piccolissimo centro e per acquistare qualche ricordo di viaggio.

Riprendiamo il cammino, è ora di rientrare a casa. Non ci dimenticheremo di questi luoghi e neanche delle difficoltà che abbiamo incontrato inizialmente. Fa tutto parte di questi viaggi off road, preziosi e indimenticabili. Il nostro Herbie il Pajero è stato al nostro fianco sempre, senza mai mostrare alcun cenno di cedimento.

Il VIAGGIO IN SINTESI

Durata: 11 giorni e 10 notti
Paesi attraversati: Italia, Francia, Spagna
Km percorsi: quasi 4.000

© 4×4 Magazine – RIPRODUZIONE RISERVATA

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