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Una famiglia per i jeeper

12 Novembre 2025
Eventi

Tra i club italiani monomarca Jeep, JPster è una realtà particolare, che spicca per il numero di affiliati e per la loro intensa attività. Molti di loro si sono incontrati all’ultimo ritrovo organizzato nei dintorni di Arcevia, nell’Anconetano

Testo e foto di Francesco Fatichenti

JPster è un club che… non è un club, almeno nel senso istituzionale del termine, bensì un gruppo di appassionati di Jeep e di fuoristrada. Anzi una famiglia, come ama definirla il suo fondatore e presidente, un jeeper romano che, dopo un’iniziale esperienza con un altro gruppo di jeeper della capitale (a cui resta grato per quanto gli ha insegnato e trasmesso), nel 2018 decise di creare una realtà dalle regole un po’ differenti. Per poter ottenere l’ambito adesivo di JPster, infatti, bisogna passare attraverso una selezione, effettuata in primis dal presidente stesso e poi dai suoi collaboratori.

Questo tipo di gestione può apparire un po’ autoritaria, ma evidentemente funziona se nel tempo il gruppo è cresciuto arrivando a contare, oggi, circa 100 membri sparsi in tutta Italia e persino 5 in Svizzera. Le sedi sono due, a Roma e a Bologna, dove vivono rispettivamente il presidente e il vicepresidente. 

“Il gruppo prende il nome da un marchio registrato di proprietà di uno dei jeeper, per questo motivo il direttivo, se lo vogliamo definire così, è nominato dallo stesso. Le regole, o consigli di buon senso, sono punti fissi” dice il presidente che, come avrete capito, non ama apparire.
“Le Jeep sono di proprietà dei singoli jeeper, che ne sono responsabili nelle loro azioni come nelle loro avventure in solitario purché non ledano il nome del gruppo e di chi ne fa parte. Prima di ammettere un nuovo membro nel gruppo passano dai 3 ai 6 mesi. Questa selezione mi serve per conoscere i futuri membri, in occasione dei raduni o delle altre attività e, se posso, anche frequentandoli al di fuori delle attività fuoristradistiche. Non tollero che ci sia competizione all’interno del gruppo, la prima regola è che dobbiamo andare tutti d’accordo. Lo sfottò ci sta, ovviamente, ma non di più. Proprio come in una buona famiglia. Tant’è che il fuoristrada ci ha avvicinato, ma l’amicizia che è nata va anche oltre quest’ambito”.

Prima di prendere le decisioni il presidente si consulta sempre con un ristretto gruppo di collaboratori. A tutela del gruppo, tutti i membri hanno frequentato o vengono spinti a frequentare il corso di guida sicura in fuoristrada della Federazione Italiana Fuoristrada, e tutte le vetture preparate devono essere omologate.

Il gruppo di JPster è molto vario: spazia dai più giovani fino ai settantenni, e conta diverse donne attive. Persone dalle professioni più disparate, e ovviamente con vari livelli di esperienza nella guida fuoristrada (ci sono anche alcuni istruttori di guida off road). JPster raggruppa la maggior parte dei modelli Jeep, anche quelli storici, ma stanno prendendo il sopravvento le Wrangler JL e Gladiator.

Quanto all’attività, i membri di JPster periodicamente organizzano uscite tra di loro, partecipano a tutti i principali raduni nazionali nonché ad eventi con finalità sociali e di beneficenza. Ad esempio, negli anni passati JPster ha partecipato a vari Jeep Camp in tutta Europa ed è un habitué del raduno di Gradisca, nelle cui ultime sei edizioni ha sempre vinto il premio come gruppo più numeroso (in media tra 20 e 25 vetture).

“Le uscite organizzate da noi non coinvolgono mai più di 10-15 vetture, perché diventa complicato gestirle, e sono delle passeggiate che culminano sempre con una bella mangiata” dice il presidente. “Quando invece vogliamo stare insieme ma anche “giocare”, andiamo ad un raduno organizzato. C’è poi una parte del gruppo che fa overlanding, in Italia come all’estero, e altri che effettuano anche viaggi nel deserto. Insomma copriamo un po’ tutto il panorama fuoristradistico durante l’anno”.

L’ultima iniziativa, in ordine di tempo, è stata il ritrovo nella zona di Arcevia (Ancona), durata due giorni, da venerdì 31 ottobre a sabato 1 novembre. Un’occasione voluta per far conoscere e amalgamare i membri che ancora non si erano mai incontrati.  Sulle magnifiche colline marchigiane sono arrivati 28 equipaggi, provenienti da diverse regioni del centro e del nord d’Italia. Un equipaggio che fa parte dei Bavarian Jeepers, gruppo tedesco di jeeper gemellato con JPster, è arrivato da Monaco di Baviera.

Accompagnati da un esperto conoscitore del territorio locale, il venerdì, dopo cena, i partecipanti hanno effettuato un giro in notturna di un paio d’ore. Nel frattempo un equipaggio che veniva da Roma lungo la strada era rimasto in panne ma, pur di partecipare, ha proseguito con la Wrangler in protezione a 70 km all’ora, e il presidente gli è andato incontro a circa 80 km di distanza per scortarlo fino all’hotel.

Sabato mattina, accompagnato da un sole quasi estivo, il gruppo ha effettuato un bel giro panoramico, culminato in una sosta (con lauta merenda) sul Monte S. Angelo, da cui si è potuto ammirare lo splendido paesaggio circostante.

Dopo il pranzo, che si è tenuto in un ristorante di cucina tipica, il gruppo si è diviso tra chi ha proseguito la passeggiata e chi ha preferito il giro hard. Qui, a circa metà del percorso, per la maggior parte degli equipaggi non c’è stata la possibilità di proseguire per la tipologia del tracciato ma soprattutto per l’arrivo della notte: quindi, è stato meglio tornare indietro ed essersi goduti la cena con i propri amici e le rispettive famiglie.

“Aldilà dei giri off road, lo scopo di questi due giorni era conoscersi e integrarsi, ed anche staccare la spina dal quotidiano” conclude il presidente. “Logico che sarebbe stato meglio che chi voleva giocare avesse potuto farlo di più, però l’importante è che siano stati tutti bene fra loro, soprattutto seduti davanti a delle buone pietanze. Meglio un sorriso sincero di una variante hard”.

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